Shackleton - FABRIC 55 - la recensione
Recensione del
17 gen 2011
Sam Shackleton è uno dei nomi più noti in ambito dubstep. Fondatore, con Applebim, della defunta etichetta Skull Disco, da qualche anno il produttore del Lancashire si è trasferito a Berlino, dove ha assorbito le sonorità minimal-techno della capitale tedesca, miscelandole con il suo sound più “caldo”.
Dopo la pubblicazione di “Three EP's”, lo scorso anno Shackleton ha intrapreso un lungo tour nei club di tutto il mondo, compreso il prestigioso Fabric di Londra. Dopo averlo sentito i proprietari del locale, nonché dell'omonima etichetta, hanno immediatamente invitato l'artista a realizzare il nuovo volume, il numero 55 appunto, delle loro note compilation, autorizzandolo, uno dei pochi, ad usare esclusivamente materiale di propria produzione: prima di lui solo Pure Science, Ricardo Villalobos e Omar S avevano avuto questo privilegio.
“Non mi piace l'idea di fare musica dark, credo che ciò che qualcuno definisce oscuro per me sia invece calore” ha affermato Shackleton ed in effetti in questo disco si incontrano dubstep, minimal, ma anche virate verso sonorità orientali, kraut-rock e folk-apocalittico: ben tredici brani su ventidue sono inediti.
Tracklist
01. Come up (inedito)
02. Moon over Joseph's burial
03. Hypno angel
04. Visontele (inedito)
05. Interlude: blood rhythm with wishy drones (inedito)
06. Operatic waves (inedito)
07. Closeness to nature (inedito)
08. Negative thoughts
09. Death is not final
10. International fires (inedito)
11. Paper
12. Deadman (inedito)
13. Interlude: point one, sense it (inedito)
14. Man on a string (part I) (inedito)
15. Man on a string (part II) (inedito)
16. Ice (inedito)
17. Busted spirit (inedito)
18. Bottles (inedito)
19. New dawn
20. Something has got to give
21. Massacre
22. Stripped