La musica fuori dal tempo dei Fleet Foxes: "Crack-up"

Una lunga suite che prende per mano l’ascoltatore e lo porta in un giro di montagne russe fatto di armonie vocali, chitarre acustiche e strumentazione varia, cambi repentini di tempo e di melodie: ben tornati, Fleet Foxes

Recensione del 16 giu 2017 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

Essere fuori dal tempo ha pregi e difetti. Può renderti un’icona, se anticipi la tendenza giusta, ma può farti dimenticare in fretta, perché non segui i ritmi degli altri.

“Crack-up” arriva a sei anni da “Helplessness blues”. Il genere che hanno contribuito a (ri)lanciare è stato portato avanti in maniera più paracula da altri gruppi, mentre Robin Pecknold rimetteva assieme i pezzi della sua vita della sua musica, e studiava letteratura americana alla Columbia University,

Sarà interessante vedere come verrà accolto questo terzo disco della band di Seattle: nell’era dell’ “Infinite content” (cit. Arcade Fire) sempre più effimero. E’ facile scordarsi in fretta di tutti. Per il momento c’è stata buona attenzione da parte della stampa. Ma intanto, sono rimasti fuori dal tempo, anche musicalmente. E’ il loro pregio e il loro limite.

“Crack-up” prende il titolo da un saggio di Francis Scott Fitzgerald: “Mi piaceva l'idea di qualcosa che si rompe, che viene preso a martellate, e poi viene rimesso assieme in maniera non necessariamente corretta. E’ un po’ quello che è successo alla band, e quello che succede alle nostre canzoni”, ci ha raccontato Robin Pecknold.

Ed è quello che si sente nelle 11 canzoni di “Crack-up”. Che in realtà sono molte di più: è un bricolage, un montaggio di frammenti sonori e melodici messi in sequenza, spesso nello stesso “brano”, con un’operazione simile (ma ovviamente diversa per suoni) a quella dei Radiohead di “Paranoid android”, che Pecknold riconosce come ispirazione. In questo terzo disco i Fleet Foxes la portano all’estremo, con una lunga suite che prende per mano l’ascoltatore e lo porta in un giro di montagne russe fatto di armonie vocali, chitarre acustiche e strumentazione varia, cambi repentini di tempo e di melodie. 

Difficile isolare una “canzone”, nei 56 minuti del disco, con diversi brani sopra i 6 minuti e passa. Hanno rotto gli schemi e la band, ma l’hanno rimessa a posto come un mosaico dove ogni singolo pezzo può sembrare fuori dal posto originario e corretto, ma nell’insieme l’immagine è stupenda, e ti rapisce.

 

Tracklist

01. I Am All That I Need / Arroyo Seco / Thumbprint Scar (06:24)
02. Cassius, - (04:49)
03. - Naiads, Cassadies (03:10)
04. Kept Woman (03:54)
05. Third of May / Ōdaigahara (08:45)
06. If You Need To, Keep Time On Me (03:30)
07. Mearcstapa (04:09)
08. On Another Ocean (January / June) (04:23)
09. Fool's Errand (04:48)
10. I Should See Memphis (04:44)
11. Crack-Up (06:24)

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