Danzig - SKELETONS - la recensione

Recensione del 11 dic 2015 a cura di Andrea Valentini

Voto 6/10
Glenn Danzig è sempre Glenn Danzig. Del resto se - come lui - sei stato il frontman di tre formazioni miliari per la storia del punk e dell'heavy rock (i Misfits, i Samhain e poi i Danzig) non può essere diversamente. Sulla sua musica si sono formate generazioni di punk rockers, hardcore kids e hard rockers... insomma, lui è uno di quelli che la storia l'hanno fatta davvero.

È uno di quei personaggi dal carisma inossidabile, che in qualche modo sembrano tenere botta senza troppi danni di fronte alle bordate degli anni e della scena musicale che cambia. Il segreto, in gran parte, è quel passato leggendario, che cancella, smussa e attutisce gran parte delle spigolosità e dei passi falsi che inevitabilmente prima o poi arrivano. Per cui è quasi automatico che gli si perdoni un’attesa di ben cinque anni dal suo ultimo disco, prima di giungere a questo “Skeletons” – che non è altro che una raccolta di cover. Rifatte alla Danzig, per carità, ma sempre di cover si tratta... possibile che in cinque anni non sia riuscito a mettere insieme una decina scarsa di pezzi per un disco di originali? Mistero.

Ad ogni modo, l’operazione “Skeletons” ruota intorno alla volontà di omaggiare ispiratori, muse e idoli del buon Glenn – insomma, gli artisti che lo hanno reso ciò che è e lo hanno instradato per diventare quel fenomeno unico delle scene punk e hard rock/metal che è. Lui stesso ammette che i brani del disco sono una selezione di ciò che ascoltava quando stava crescendo: quindi troviamo pezzi prevedibili (Elvis e Black Sabbbath ovviamente) e altri meno (Litter, Everly Brothers, Rascals). Il tutto customizzato in stile horror punk-gothic metal.

L’intento è notevole, la scaletta bilanciata – un buon mix di mainstream rock e cose meno patinate... eppure l’impressione finale è che il tutto non sia all’altezza delle aspettative. E ad acuire tragicamente questa sensazione c’è un neo non da poco: la produzione. “Skeletons”, infatti, è – per usare un eufemismo – un disco in cui la qualità della registrazione e il filo conduttore della produzione sono confusi, disomogenei e approssimativi. Come se fossimo di fronte a una serie di demo su cui lavorare ancora e da utilizzare come riferimento per le versioni definitive.
Per non parlare, poi, dell’approccio “metal a ogni costo” che a tratti suona come una parodia: per fare un esempio, i Litter rifatti come una cover band dei Pantera sono un epic fail, a dispetto della grandezza del brano e della performance vocale di Danzig, che comunque dimostra di essere ancora l’unico a essere in grado di cantare in modo credibile “alla Danzig”. Ma la backing band offre una prova discutibile – in parte per lo sforzo costante, e non richiesto, di metallizzare ogni brano.

A fronte di un Glenn Danzig in forma, come cantante (è in difficoltà palese solo alle prese coi Sabbath e gli Aerosmith), la band non convince per nulla. E un approccio più punk – stile Samhain/Misfits – avrebbe indubbiamente giovato a molti dei pezzi raccolti nel disco, che invece sono appiattiti da uno stampo metal-rock a tratti troppo pacchiano – anche per uno come Danzig.

Alla fine della fiera, l’album si fa ascoltare, senza colpire particolarmente. È però una buona prova del fatto che Glenn è ancora sul pezzo e probabilmente, con un produttore ad hoc e la voglia di scrivere materiale nuovo, potrebbe sfornare ancora bei dischi. L’omaggio ai suoi idoli è stato fatto ed è andata così... ora, però, aspettiamo qualcosa di più sostanzioso.

Tracklist

01. Devil's Angels (02:41)
02. Satan (From Satan's Sadist) (04:14)
03. Let Yourself Go (02:57)
04. N.I.B. (05:04)
05. Lord of the Thighs (04:05)
06. Action Woman (03:42)
07. Rough Boy (04:43)
08. With a Girl Like You (01:53)
09. Find Somebody (03:48)
10. Crying in the Rain (02:44)

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