Entrando dunque nel dettaglio dei pezzi, il disco si apre con “Punch”, un bel riffetto punk easy listening, un pezzo che va giù spedito con quel tocco di ruvidità che lo contraddistingue piacevolmente. Bob Mould (i Labradors sono andati a scuola di sintesi direttamente dal maestro) più un qualcosa dei Goo Goo Dolls . Prima di fare una brutta faccia però tenere presente che il riferimento non è alla band di “Iris” (o, peggio, a trio di adult rock americano sciatto e incolore di oggi) quanto a quella ben più fresca e spigliata del periodo “Superstar car wash”. “Be my Camille” ci va giù un po’ più pesante e storta, mettendo sul piatto un bel falsetto d’atmosfera, una mossa azzardata (il falsetto è sempre uno strumento duro da maneggiare) ma vincente; viene fuori il carattere. “Astrology” è un rock’n’roll di conferma in forma standard; ci sta. “Sundance” gioca la parte della ballata hardcore, un pezzo molto americano: se non sapessimo a priori che i tre sono un parto tricolore, staremmo qui a discuterne. “Wake up slow”, un intermezzo di poco più di un minuto, divide poi il lato A dal lato B. Un lato B che si apre con l’episodio più significativo della cucciolata Labradors, “Can’t go back”. Un pezzo semplice, preciso e ripulito; il singolo: melodia catchy, un bel ritornello da singalong e chitarra indie/hardcore a fare massa. Due minuti e quarantotto in stile
I Labradors sono un power trio e si comportano come tali. L’ho detto all’inizio, lo confermo alla fine. “Growing back” il buon disco d’esordio di una band sì ancora particolarmente legata da un debito di riconoscenza ai propri modelli, ma che è riuscita comunque a mettere insieme dieci pezzi che, senza dubbio, funzionano (immagino ancora meglio su un palco); musica che in radio io ascolterei più che volentieri senza farmi troppe domande. Power e pop. I Labradors sono arrivati fin qui sorretti dalla sicurezza che può dare un disco, un bel disco, di genere. Che non è semplice da scrivere, ah no. Il passo successivo sarà smarcarsi e iniziare a camminare definitivamente sulle proprie gambe, magari senza paura di metterci un pelo di estro in più. Bravi.