John Talabot - FIN - la recensione
Recensione del
01 mar 2012 a cura di
Ercole Gentile
Voto 8/10
John Talabot
non esiste. Colui che si cela dietro questo moniker non ha un nome e fino a poco tempo fa non aveva neanche un volto. La sua storia è cominciata a Barcellona nel 2009, dove questo timido ragazzo (catalano o basco, non è ben chiaro) bazzica nella scena clubbing della città. Un bel giorno John (eddai, chiamiamolo così) decide di cimentarsi in prima persona con la produzione di musica elettronica, ma avendo paura che la sua 'roba' non sia all'altezza, si nasconde dietro un nickname ed una maschera di carta stagnola. Carica alcuni brani su un Myspace molto essenziale e, inaspettatamente, qualcuno lo nota grazie a “Sunshine”, pezzo basato su un campione di
KC & The Sunshine Band
dilatato per sette minuti di tech-house con i contro fiocchi. Prima il “My old school EP” per l'etichetta di Monaco Permanent Vacation, poi i molti remix (tra cui quelli per gli amici Delorean e per gli
XX
) ed un secondo EP per la Young Turks (“Families”) fanno salire le quotazioni di Talabot.
Insomma, il misterioso produttore spagnolo, quasi senza volerlo, ha smosso le acque e in ambito elettronico il suo album d'esordio “fIN” è stato accolto con una certa attesa e curiosità.
Chill-wave, soul-techno made in Detroit, deep-house, dubstep, ambient, sono alcuni degli ingredienti utilizzati dal musicista iberico per questo suo debutto, tutti dosati q.b., con quella consapevolezza che lo fa sembrare un produttore già maturo e navigato.
Alcuni esempi? Ci sono le sfumature world di “Depak ine” su una base electro-cosmica che richiama le produzioni dell'etichetta teutonica Kompakt o
Nicolas Jaar
, lo spudorato inno agli anni Ottanta di “Destiny” (forse il pezzo più pop del lotto, con Pional alla voce), la chill-wave esotica di “Oro y sangre” e quella “Last sand” tra folk, soul ed electro che ricorda un po' le prime produzioni di
Caribou
(del quale John è un fan dichiarato).
E ancora la chill-out spinta di “Estiu”, i chiari riferimenti all'ultimo
Four-Tet
di “H.O.R.S.E”, la deep-house di classe di “So will be now” e la fantastica “Journey”: atmosfere indecifrabili tra
MGMT
e loop alla
The Field
, l'inevitabile influenza di Ekhi Lopetegi dei baschi Delorean (qui alla voce) ed un crescendo da pelle d'oca.
“fIN” è una bella sorpresa di inizio 2012. Un disco che ha davvero pochissimi punti deboli, calibrato alla perfezione tra ritmi elettronici da club, da spiaggia e da salotto. Scommettiamo che il nome di John Talabot (già in cartellone per festival come Primavera e Sònar a Barcellona) lo ritroviamo tra i dischi elettronici più apprezzati dell'anno?