Sbagliato: Lenny Kravitz è vivo e lotta insieme a noi per la soppravivenza del rock; e per la sua stessa sopravvivenza, ovviamente. “It is time for a love revolution” ci restituisce il Lenny Kravitz che molti si sono dimenticati o che qualcuno non ha mai conosciuto. Che non è quello del milionario “5”, ma quello di “Let love rule”: i suoi esordi si pensava a lui come ad una sorta di nuovo Jimi Hendrix per la capacità di contaminare rock retrò con sonorità meticce, derivate dalla musica black.
Questo nuovo disco è stato scritto e inciso praticamente da solo, ed è un disco di rock diretto, quasi zeppeliniano, colorato da una voce soul. Riff di chitarra granitici e poca elettronica (presumibilmente presente nel processo di registrazione, ma di fatto inudibile negli strumenti). Non siamo al suono retrò di Ben Harper, ma insomma. Probabilmente “It is time for a love revolution” non sarà neanche un disco che cambierà la storia della musica. E probabilmente, Kravitz ha ormai passato il climax della sua creatività artistica. Ma finalmente sembra aver messo da parte (quasi) tutta la faciloneria che ha spesso esibito in passato per dedicarsi a fare musica e basta. Persino il singolo “I'll be waiting”, che è indubbiamente una delle canzoni più paracule (in senso buono, s'intende) del disco, è alla fine una semplice ballata con solo qualche arco di troppo alla fine.
Insomma: “It is time for a love revolution” è l'ennesima dimostrazione di quella legge non scritta ma universale che impone agli artisti di tornare, prima o poi, alla musica con la quale si sono fatti conoscere. Ben tornato, Lenny.