Forse no: risposta brutale a domanda brutale. Però Pegi Young è persona che merita considerazione: da sempre animatrice del Bridge Benefit (l'annuale concerto benefico che ogni anno porta nell'alta California fior di artisti ad esibirsi in versione acustica), corista per Neil, ha aspettato con discrezione prima di esordire come solista con questo album.
“Pegi Young” è uscito la scorsa estate, ma torna ora di attualità in Italia, perché la Signora aprirà il concerto in tre atti (moglie, da solo, con band) che Neil Young terrà a Milano agli Arcimboldi il 24 febbraio. La categoria “Mogli dei rocker” è una delle più stereotipate. E vengono in mente le non esaltanti prove di Patti Scialfa, che solo all'ultimo disco ha convinto un po' tutti. La musica di Pegi Young è quella che ti aspetti: un cantautorato soft e ben prodotto, soprattutto dal punto di vista musicale. Pegi si scrive quasi tutte le canzoni, ma a brillare sono – guarda caso – quelle dove compare il marito, che illumina con la sua chitarra brani come “Hold on”.
Insomma, un disco dignitoso: niente di più, niente di meno. Diamo atto alla signora Young di non avere lucrato sul suo matrimonio, né di avere – giustamente – nascosto le sue parentele. Un buon disco di cantautorato, che non brilla e non delude, ma che ci riporta alla domanda iniziale: quanti ascolterebbero questo disco se non fosse della moglie di Neil Young?