Da giornalista non capivo l'ennesima uscita celebrativa della band, che nell'ultimo periodo ha pubblicato più raccolte e DVD che materiale nuovo. Da fan – sebbene incline a volere qualsiasi pubblicazione del mio gruppo preferito – speravo di avere in fretta un nuovo disco, tanto più che è quello che dovrebbe segnare l'agognato ritorno al rock dopo album intimisti.
Qualche stimato collega parla di “Springsteenizzazione” dei R.E.M. (ovvero tendenza a pubblicare tutto ciò che passa per la testa, come il Boss nell'ultimo periodo). Ma questo disco ha comunque una sua logica, e una sua assoluta piacevolezza e qualità. Si può discutere sullo sticker di copertina (è vero, è il primo live su CD, ma i R.E.M. hanno disseminato la loro produzione di brani dal vivo, e da quasi ogni tour dal 1989 in poi hanno tratto un DVD), ma il punto è che questo album è il primo passo del ritorno al rock della band. E' un disco torrenziale, in cui la band sforna un suono compatto e teso, distante da quello acusticheggiante di “Around the sun”. Un suono che forse non sarà quello di altri periodi (il DVD “Tourfilm” del 1990 rimane la migliore testimonianza live della band), ma è decisamente la migliore espressione su un palco dei R.E.M. post Bill Berry. Insomma, un suono che rispolvera le chitarre elettriche di Peter Buck e il basso di Mike Mills, e che non a caso pesca in una scaletta atipica, con diverse “chicche” antiche come “Cuyahoga”, “Orange crush”, “(Don't go back to) Rockville”. Anche i brani più recenti – su tutti “Electron blue” - ricevono una bella spolverata rock; infine si capisce come mai “I'm gonna DJ” sia rimasta fuori dall'ultimo disco: è un divertente e veloce esercizio di stile sul rock apocalittico. Poi c'è la voce di Stipe: che non è più cristallina come una volta, ma è vera e calda nelle sue imperfezioni, nelle insicurezze di alcuni passaggi. Un live godibilissimo, insomma.
Un discorso a parte merita il DVD: bello e brutto contemporaneamente. La regia di Blue Leach (curatore anche delle installazioni video sul palco) è “artistica”, molto suggestiva nello sperimentare diversi stili, giocare sui dettagli e sul binomio realtà(palco)/finzione(schermi). Però è poco lineare, soprattutto sui brani veloci, montati in maniera eccessivamente schizofrenica. Insomma, gioca più sulla forma che sulla sostanza, che peraltro non mancherebbe.
Detto questo: aspettiamo le prossime mosse della band, lì si gioca davvero la sua credibilità. Questo live non fa che confermare il buon momento dei R.E.M.; se il nuovo disco saprà mantenere le attese create dai concerti dello scorso luglio, nessuno avrà più da ridire nulla.