Si tratta di un esordio per modo di dire, perchè Darling ha una lunga carriera alle spalle in band di cui era il leader, ed ha spesso collaborato con Julian Lennon, che qua gli rende il favore duettando in “New dream”. Da qualche tempo, Darling si è riaccasato a Praga, ha iniziato a lavorare a “Shell” con il leggendario Bob Rose, che l'ha prodotto e arrangiato.
E sì, può davvero sembrare strano che un nuovo disco non citi qualche icona del rock alternativo o qualche oscuro ma fighissimo cantante folk. Ma in fin dei contì, questa lontananza dalle mode rende davvero particolare “Shell”: un disco di canzoni pop-rock che a chi scrive ricorda uno degli artisti più “un-cool”, nell'immaginario collettivo del rock, ovvero Billy Joel.
Come spesso ci si dimentica, Billy Joel, prima di finire a fare le canzoncine pop e i Telecomcerti, era uno dei grandi scrittori di ballate al piano della canzone americana, e ha saputo riconvertire – talvolta con successo, altre meno – quel suono verso melodie più radiofoniche.
“Shell” è un disco deliziosamente retrò, come lo sono spesso i dischi dei musicisti appena citati. Il paragone con Billy Joel è sostenuto, oltre che dall'uso del piano, anche dal timbro della voce, ma finisce qui, perché Darling ha dalla sua un bel repertorio di canzoni, che conservano la schiettezza nonostante siano spesso complesse negli arrangiamenti di Bob Rose.
Insomma, una bella sorpresa, un disco che piacerà sopratutto agli appassionati del pop-rock radicato negli anni '70, ma anche a chi cerca suoni meno prefonfezionati di quelli che girano oggi, come dimostrano canzoni che hanno buone prospettive di passaggi radiofonici come “That'll be day”.