Simply Red - SIMPLIFIED - la recensione

Recensione del 25 ott 2005 a cura di Gianni Sibilla

“Sophisti-pop”. No, questa definizione – terribile, davvero – non me la sono inventata; è la descrizione che un noto archivio di dati musicali in rete dà della musica dei Simply Red, e che il malcapitato recensore si è trovato davanti, durante la diligente ricerca di dati prima di scrivere le sue (inutili) riflessioni su questo disco.

Definizione terribile, epperò con un senso: la fortuna del rosso è sempre stata, fin dagli esordi di fare un pop di qualità, piacevole ma non piacione. Un equilibrismo notevole, in questo senso, che ha permesso ai Simply Red di scalare le classifiche, pur mantenendo una loro dignità. Il gioco è riuscito con l’ultimo “Home” (il primo disco pubblicato totalmente da indipendenti, e distribuito attraverso singoli accordi nazionali di licenza, finendo con il vendere quasi tre milioni di copie). Il gioco riesce anche in questo “Simplified”.
Che è un disco strano, nel concetto. Non è un unplugged, come può indurre a pensare il titolo. Parte da lì, nel senso che propone canzoni che sono perlopiù ballate con arrangiamenti “leggeri”. Le canzoni sono vecchie e nuove: alcuni classiconi come “Something got me started” o “Holding back the years”, a cui si uniscono tre inediti (tra cui due versioni del primo singolo “Perfect love”) e una cover (“A song for you” di Leon Russel). Anche nello stile il disco è un mix di latino, pop orchestrale e swing (bella “Smile”, dove Hucknall gioca a fare il Sinatra).
Nonostante questa doppia scelta inconsueta, che rende il disco uno strano ibrido più concettualmente che nei fatti, “Simplified” scivola via piacevolmente e tutto sommato in modo omogeneo. Alcune rivisitazioni sono notevoli (su tutte la versione quasi bossanova di “Holding back the years”), i pezzi nuovi sono dignitosi (tranne forse la prima versione dell singolo, che sembra in realtà una brutta cover dell’ultimo Santana: è il punto più basso del disco); e la voce di Hucknall e sempre calda ed espressiva.
Ma, visto che l’anno prossimo uscirà un disco gemello (“Amplified”, con 8 canzoni nuove più altre rivisitazioni, accomunate dai ritmi più veloci) non aveva più senso accoprare tutto questo materiale in modo diverso, magari un disco di inediti e uno di rivistazioni?

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