Definizione terribile, epperò con un senso: la fortuna del rosso è sempre stata, fin dagli esordi di fare un pop di qualità, piacevole ma non piacione. Un equilibrismo notevole, in questo senso, che ha permesso ai Simply Red di scalare le classifiche, pur mantenendo una loro dignità. Il gioco è riuscito con l’ultimo “Home” (il primo disco pubblicato totalmente da indipendenti, e distribuito attraverso singoli accordi nazionali di licenza, finendo con il vendere quasi tre milioni di copie). Il gioco riesce anche in questo “Simplified”.
Che è un disco strano, nel concetto. Non è un unplugged, come può indurre a pensare il titolo. Parte da lì, nel senso che propone canzoni che sono perlopiù ballate con arrangiamenti “leggeri”. Le canzoni sono vecchie e nuove: alcuni classiconi come “Something got me started” o “Holding back the years”, a cui si uniscono tre inediti (tra cui due versioni del primo singolo “Perfect love”) e una cover (“A song for you” di Leon Russel). Anche nello stile il disco è un mix di latino, pop orchestrale e swing (bella “Smile”, dove Hucknall gioca a fare il Sinatra).
Ma, visto che l’anno prossimo uscirà un disco gemello (“Amplified”, con 8 canzoni nuove più altre rivisitazioni, accomunate dai ritmi più veloci) non aveva più senso accoprare tutto questo materiale in modo diverso, magari un disco di inediti e uno di rivistazioni?