Ecco, c’è da dire che in questi 12 brani non troverete nulla di sconvolgente, ma potrete scoprire, o rispolverare, un talento dalla forza immutata. Canzoni come “Repeat” e soprattutto “Stop my head” rinnovano il personale stile di Dando, tra il pop e l’alternative rock, poi abbondantemente scopiazzato in seguito, e a sua volta fortemente indebitato con i primi R.E.M., con i Replacements, con il “Paisley underground”. In altri episodi, come "Why do you do this to yourself?" o "In the grass all wine colored", Dando indugia più sul versante melodico-country. E, alla fine, questo stile più cantautorale è quello predominante nel disco.
“Baby I’m bored” è un disco che dimostra che Dando è tutt’altro che annoiato. Anzi, ha ritrovato nella musica quel divertimento e quella vitalità che aveva perso alla fine della parabola dei Lemonheads, sotto le pressioni di un successo che non arrivava come sperato. Ecco, questo album non mira in alto, è un disco quasi sottotono, di musica fatta per il puro gusto di essere suonata e ascoltata. Questo è il suo maggiore pregio. Bentornato.