Perché i Velvet non sono una boy band, e neanche un gruppettino pop, come è stato spesso facile credere. Sono invece una band che si rifà dichiaratamente ad una matrice pop-rock inglese, e che cerca di (ri)acquistare quella credibilità in parte perduta, in parte mai avuta sul serio. Lo si capisce sfogliando il libretto di questo secondo album, “Cose comuni”: le pagine dell’esordio “Versomarte” contenevano foto un po’ patinate; in questo caso sono ritratti in bianco e nero sgranato, scattati durante i concerti. E si capisce il tentativo anche dalla scelta di presentarsi con un singolo come “Una settimana, un giorno” cover di (e con) Edoardo Bennato: uno che in quanto ad autenticità teme ben pochi confronti.
Ecco, “Cose comuni” è un onesto disco di pop-rock, dove l’aggettivo è esattamente quello che significa: schietto, senza malafede. Una raccolta di canzoni melodiche, suonate, che si rifanno a modelli come i Verve, i Blur, i Radiohead più melodici. In alcuni casi, brani rock, come “Vampiri” o “I miei desideri”.
Queste intenzioni non sempre garantiscono i risultati, a dire la verità: in qualche episodio gli arrangiamenti, come quei coretti e quel giro di piano e chitarra di “Perfetto perdente”, suonano troppo già sentiti, e potrebbero uscire da una cover band dei Blur. In altri, invece, il gioco regge. E se la cover di Bennato è uno dei punti più alti del disco, “Funzioni primarie” è un bell’esempio di canzone pop intelligente, che gioca tra suoni elettronici e qualche accorgimento rock.
Insomma, “Cose comuni” è il disco di una band che sta cercando di crescere, e che sta cercando la strada per farlo: in alcuni casi ci riesce, in altri meno. Anche solo per il tentativo, va comunque apprezzata.