Il nuovo album, “Modulate”, riconferma questa ecletticità e, almeno in parte, il meritato rispetto. Perché “Modulate” è lontano miglia dall’indie rock che ha reso celebre Mould. E’ piuttosto una sorta di inedito esercizio di stile con suoni sintetici ed elettronici, sulla cui base si inseriscono –occasionalmente- le tradizionali schitarrate. Un esperimento degno di nota per il coraggio, anche se non sempre riuscitissimo nei risultati. L’atmosfera di brani come “Sunset safety glass” richiama alla mente il techno-pop di band come New Order e Depeche Mode; le canzoni sono ben scritte e ben strutturate – Mould è sempre stato un grande autore – ma i suoni sintetici sono spesso troppo invadenti e molto retrò: sembrano arrivare da vecchi sintetizzatori e la piacevolezza del suono non ne guadagna di certo.
Però poi Mould azzecca qualche davvero brano, come “Comeonstrong” e “Trade”: rock tradizionali in cui le sovrastrutture elettroniche sono al servizio della canzone e non viceversa. In questi episodi si intravede quello che questo disco sarebbe potuto essere, se avesse rispettato questi standard dall’inizio alla fine.
Insomma, “Modulate” è un bel tentativo più nelle intenzioni che nei risultati. Mould merita rispetto, come dicevamo in apertura. Però lo aspettiamo al varco in territori a lui più consoni: entro l’anno si preannuncia un nuovo disco semi-acustico, sulla falsariga di quel “Workbook”, esordio solista del 1989 e capolavoro insuperato. In quell’occasione potremo capire se Mould merita stima anche per la sua produzione presente.