La radice del gruppo è la stessa del gruppo di J. Mascis. Quello che i Buffalo Tom aggiunsero in più fu un'attenzione maggiore alla forma-canzone e alla melodia, con un suono sempre “indie”, ma decisamente meno sporco e “lo-fi”.
A ricordarci l’esistenza di questo gruppo “di culto” (perdonateci la terribile espressione) arriva questa raccolta “Besides”, dal titolo più che esplicativo. Segue a poco meno di due anni un’analoga “Asides”, e tampona un vuoto di nuove produzioni che dura dal 1998, quando uscì l’ultimo album, “Smitten”.
Le raccolte di inediti, lati B e rarità non sono sempre il modo migliore di farsi un’idea del suono di un gruppo, come ci è capitato di notare anche recentemente parlando di “Holiday in the dirt” di Stan Ridgway. Come in quel caso, sfruttiamo però l’occasione per portare all’attenzione dei nostri lettori il nome di un gruppo sottovalutato ed un po’ dimenticato. “Besides” contiene le inevitabili cover, “She belongs to me” di Dylan e una lunga, bella versione elettrica di “All tomorrow’s parties” dei Velvet Underground. Qualche inedito e rarità, che non fanno che confermare che il periodo migliore del gruppo è stato quello della prima metà degli anni ’90, quello di dischi come “Let me come over” (1992) e “Big red letter day” (1993), rappresentato da brani come “Witches” o “For all to see”. In alcuni brani emerge la vena più folk ed acustica (“The way back”, “Anchors aweigh”), ma a dominare sono i riff di chitarra secchi, e la voce melodica, quasi adolescenziale di Bill Janovitz.