“This way” è il terzo disco, e segue a oltre tre anni di distanza “Spirit”, che a sua volta ricalcava l’anima acustica dell’acclamato debutto. Questa volta, però, Jewel ha cambiato rotta: addio al folk rock, benvenuto al pop-rock. Non fraintendiamoci: canzoni come la title-track o “Break me” vivono della stessa luce soffusa e delicata delle canzoni degli esordi, solo con qualche arrangiamento in più. Le sorprese arrivano invece in brani come “Standing still”, e “Jesus loves you, colorite di suoni e batteria elettronica, o nel rock-blues di “Everybody needs someone sometime”, che sembra rifare il verso a Sheryl Crow (peraltro con una stupenda interpretazione vocale). Colpiscono anche i loop e le melodie quasi orientaleggianti di “Serve the ego” , mentre l’attacco sincopato di batteria di “Till we run out of road” sembra preso da “Streets of Philadelphia” di Springsteen; la canzone si apre poi in un perfetto brano pop-rock schitarrato quanto basta per finire su qualche radio americana.
Un passo avanto o un passo indietro? Questo album è entrambe le cose. E’ il primo tentativo di andare avanti, allontanandosi da un cliché e un suono che rischiava di diventare un fardello ingombrante. Ma, allo stesso tempo è un tentativo rischioso di ridefinire metodi ed obbiettivi della musica della bionda cantante. Il disco, alla fin fine, è in buon equilibrio tra questi due poli: non rinnega il passato, ma getta le basi per un futuro ancora tutto da scrivere. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte, ma in modo piacevole e raffinato.