"Se ci sputate sul futuro, bruciamo la città": fenomeno Tamango

La recensione di "T'amango", il primo vero album della band che Stefano De Martino vuole a Sanremo.

Recensione del 29 lug 2026 a cura di Mattia Marzi

«Signore e signori, arrendetevi adesso / assalteremo il parlamento / ammazzeremo chi si mette in mezzo / signore e signori, non avremo pietà / se ci sputate sul futuro, noi bruciamo la città», cantano in “Matador”, la prima canzone del disco, a sintetizzare tutta la loro attitudine eversiva, ribelle, iconoclasta. È un manifesto d’intenti, una dichiarazione di guerra giocosa e teatrale, il modo in cui i Tamango decidono di presentarsi con “T’amango”, il primo vero album della band torinese. Di loro vi parlammo un paio d’anni fa, mentre i loro primi brani cominciavano a circolare in rete grazie al passaparola. Evidentemente i tempi non erano ancora maturi per l’exploit. A distanza di due anni si sono finalmente guadagnati il titolo di “next big thing” della musica italiana. Tra i loro fan ci sono Cesare Cremonini, Jovanotti, Elodie. Stefano De Martino è andato a vederli dal vivo in occasione della data milanese del tour negli stadi di periferia “Rampallonata”, conclusosi lo scorso sabato in gloria a Roma. Parallelamente al tour è arrivato “T’amango”: un disco che non chiede permesso, che celebra la musica come rito collettivo, come festa. Un atto politico e poetico al tempo stesso.

I CCCP della loro generazione?

Nati a Torino nel 2018 dall’incontro tra Marcello Maida (voce), Federico Anello (pianoforte) e Alberto Tirelli (chitarra), sono diventati progressivamente qualcosa di più di una band: un collettivo artistico che oggi coinvolge circa quaranta persone tra musicisti, cantanti, ballerini e performer. Una scelta quasi controcorrente in un’epoca musicale dominata dalle singole personalità, dai nomi propri messi al centro di tutto: i Tamango, viceversa, riportano l’attenzione sul “noi”, sulla comunità, sull’idea che una canzone possa nascere da una moltitudine di sensibilità. La dimensione teatrale è il cuore del progetto. I Tamango sembrano appartenere a una tradizione italiana in cui musica, parola, costume e provocazione non sono elementi separati: quella che passa per il teatro-canzone, per certo cantautorato visionario, fino ad arrivare ai CCCP, che della contaminazione tra punk, poesia, elettronica e immaginario scenico avevano fatto una bandiera. Se la loro generazione cercasse un equivalente di quell’esperienza, i Tamango potrebbero essere tra i candidati più credibili.

Il più grande pregio del disco è anche il suo limite

Il disco, sin da “Matador”, è un’esplosione di vitalità che restituisce l’anima collettiva del gruppo: sembra di trovarsi in mezzo a una compagnia di artisti che cantano, suonano, recitano e ti trascinano dentro il loro universo, con una fisicità quasi da palco (il nome stesso della band racconta molto del loro approccio: il Tamango è un cocktail nato proprio a Torino, considerato una sorta di “risposta italiana all’assenzio”, una miscela di piante, radici africane, infusi e alcol capace di generare euforia e desiderio di ballare). Quello che è il suo più grande pregio rischia però di diventare anche un limite: quella stessa energia che dal vivo li rende irresistibili non sempre riesce a essere catturata fino in fondo dalla forma disco. Nell’album, che contiene dodici pezzi, per tre quarti d’ora di musica circa, convivono cantautorato, jazz, elettronica. I Tamango passano dalla dimensione da circolo Arci (“Claudio Bisio”, in cui cantano: «Claudio Bisio ci ha provato con mia mamma, giù le mani da mia mamma») a momenti di poesia più rarefatta (“Una casa in campagna”), fino al jazz (“Vado”). “Oh! Darling” è un omaggio dichiarato ai Beatles: oltre a ricalcare pari pari il titolo del brano contenuto in “Abbey Road”, nel testo citano anche Paul McCartney.

La lezione di Guccini

Resta da capire cosa succederà quando l’entusiasmo della giovinezza incontrerà il tempo. «Quante balle si ha in testa a quell’età», cantava Francesco Guccini in “Eskimo”. Chissà se questa rabbia, questa voglia di sparigliare le carte, sia destinata a trasformarsi con gli anni. Del resto, la storia della musica - italiana e non - è piena di incendiari diventati pompieri. Ma oggi i Tamango sembrano ancora avere il fuoco dalla loro parte. In un panorama dove spesso la ribellione è soltanto un’estetica, loro sembrano crederci davvero.

Tracklist

01. Matador (03:54)
02. Claudio Bisio (02:18)
03. Una casa in campagna (03:59)
04. Vado (03:39)
05. Sono gay (05:22)
06. Donna (03:17)
07. 080923 (01:41)
08. Morire, in Corso Francia (03:53)
09. Oh! Darling (04:20)
10. Madeleine (02:58)
11. Umma umma umma ummà (04:10)
12. Amerò (03:25)

Vai alle recensioni di Rockol

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996