“Small Changes”: il soul caldo e intimo di Michael Kiwanuka

Quarto album del cantante con un suono che trae ispirazione dal passato ma che suona molto attuale

Recensione del 25 nov 2024 a cura di Michele Boroni

Voto 8/10

I tre precedenti dischi del cantante inglese di origine ugandese, usciti con un intervallo di tre-quattro anni l'uno dall'altro, contenevano differenze piuttosto marcate tra loro.  “Home Again” (2012) era l'esordio minimalista tra folk e soul, “Love & Hate” (2016) era decisamente più strutturato con imponenti orchestrazioni alla Van Morrison ed echi floydiani ma anche grandi successi commerciali (una su tutte “Cold Little Heart”, sigla della serie HBO “Big Little Lies”), mentre il terzo “KIWANUKA” (2019) andava più diretto alle proprie radici musicali e identitarie con il soul che si mescolava con l'afrobeat e il funk con il folk. Tre dischi piuttosto differenti tra loro che hanno dimostrato l'ampio spettro sonoro su cui può muoversi il cantante inglese. 

Cambiamenti e conferme 

Un lungo periodo – cinque anni - tra il terzo album e questo “Small Changes” in cui sono avvenute un sacco di cose: la vincita del prestigioso Mercury Record Prize nel 2020, il lungo lockdown, un lunghissimo tour rinviato e ripreso più volte, la nascita dei figli e il trasferimento dal nord di Londra a Southampton.  Ma anche una serie di punti che sono rimasti fissi come i produttori Danger Mouse e Inflo, fedeli collaboratori e architetti dell'impalcatura sonora fin dal 2016, in particolare Inflo che funge anche da coach spirituale e motivazionale per Kiwanuka.
La somma algebrica tra cambiamenti e conferme porta a questo “Small Changes” che, come suggerisce il titolo, è definito più dalle sue sfumature e dagli spostamenti incrementali verso un suono caldo e con una produzione che sembra più scarna rispetto al passato, ma che permette di evidenziare quando arrivano le parti orchestrali e le chitarre gilmouriane di Kiwanuka.

Le canzoni 

“Small Changes” è una superba raccolta di canzoni, interpretate con la delicatezza che conosciamo e con i riferimenti musicali dei cantanti che hanno da sempre nutrito il suo universo, da Bill Withers (più che evidente nella title track e pure in altri brani dove è presente James Gadson, storico batterista del soulman statunitense) a Curtis Mayfield (il groove sinuoso di “Floating Parade” che ricorda molto anche il beat degli Zero7). 
In “Lowdown (part 1)” il basso di Pino Palladino e le trame di organo Hammond suonato da Jimmy Jam (ex The Time, poi storico produttore r&b) costruiscono una melodia senza tempo e che nella seconda parte ci fa tornare agli anni 70 con le atmosfere pinkfloydiane sempre amate da Michael Kiwanuka. 
Se “The rest of me” rimanda ancora al soul anni 70 di Shuggie Otis, il synth un po' traballante di “Follow your dream” e il giro circolare di pianoforte un po' inquietante di “Rebel soul” danno subito un tocco di contemporaneità. Chiude il disco la malinconica “Four Long Years” un elegante 6/8 che racconta d un amore perduto e che sembra già un classico. 
I testi delle 11 canzoni riflettono sul tema dell'amore, considerato in modo differente da quando è diventato padre, sempre però con un taglio profondamente intimista ma anche di profonda gratitudine rispetto ai tempi pieni di dolori e di viltà che stiamo vivendo. 
Un album scritto e registrato brillantemente che ci farà compagnia per mesi e anni. 

Tracklist

01. Floating Parade (03:49)
02. Small Changes (04:05)
03. One And Only (04:31)
04. Rebel Soul (03:27)
05. Lowdown (part i) (03:15)
06. Lowdown (part ii) (02:39)
07. Follow Your Dreams (03:40)
08. Live For Your Love (02:28)
09. Stay By My Side (03:43)
10. The Rest Of Me (03:50)
11. Four Long Years (04:40)

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