John Cale: 82 anni e non dimostrarli

Il fondatore dei Velvet Underground firma un album in solitudine pieno di elettronica, molto attuale

Recensione del 07 lug 2024 a cura di Luca Trambusti

Voto 7/10

A più di 80 anni, se hai percorso il rock, in tante vesti, scrivendone la storia, avresti tutto il diritto di fermarti e vivere di rendita non solo nel venale senso economico ma anche artistico. Non è così per John Cale. Il fondatore dei Velvet Underground continua a realizzare dischi da solista, lontano dai clamori del mainstream ma sicuramente album di buona fattura (a volte più a volte meno), sempre figli di una grande creatività e libertà artistica.

Questo è quanto succede con l’ultima sua fatica: un album dal titolo “POPtical Illusion” che, a dispetto del nome, di pop, nella sua accezione di leggerezza, ha poco.

Il nuovo lavoro del musicista di origine gallese arriva solo 18 mesi dopo “Mercy”, il precedente album uscito a gennaio 2023, ed è realizzato in perfetta solitudine. Al primo impatto colpisce subito per la sua modernità, la sua “attualità” non solo espressiva quanto sonora e anche concettuale. Nessun legame ai tempi che furono, nessuna concessione al passato, addirittura Cale sembra guardare al futuro, o quanto meno vivere ben radicato nel presente che osserva distaccato e a suo modo.

Le atmosfere sono spesso rarefatte, molto ricercate, a tratti opprimenti ma estremamente efficaci anche se non certo immediate e semplici. Il limite, ma allo stesso tempo anche la forza, di “POPtical Illusion” sta nella necessità di un riascolto dell’album per penetrarlo nella sua essenza. È un disco che richiede e pretende un ascolto attento, concentrazione e finanche dedizione.

Il primo brano “God Made Me Do It (don’t ask me again)” riporta a certe atmosfere dell’ultimo Peter Gabriel, piene di grande intensità e forza espressiva. L’intero album, pur con differenti svolte sonore ha un suo “peso” elevato. Le ritmiche, affidate alle macchine, sono scandite, precise, taglienti e sono accompagnate da sintetizzatori, pianoforte, organo e qualche chitarra che s’intrecciano con le parti vocali. La seconda traccia “Davies and Wales”, forse la più pop del mazzo, è un esempio di questa unione, di questo accattivante intreccio che si rivela ancor più nella seguente “Calling You Out”.

Altro elemento che colpisce è l’ottima performance vocale del musicista. La sua voce è calda, avvolgente e si adatta perfettamente alle parti musicali, con melodie accattivanti e a volte suadenti. Non è mai un cantato aggressivo, ma morbido e affascinante.

“POPtical Illusion”, prodotto da Cale e dalla sua storica collaboratrice artistica Nita Scott nel suo studio di Los Angeles, contiene 13 brani per oltre un’ora di musica. Questo rapporto brani/ minutaggio fa sì che nel disco sei canzoni superino i 5 minuti e le altre (a esclusione di una), stiano intorno ai 4 minuti abbondanti. Certo, non si valuta un disco dalla sua lunghezza ma si valuta se questa estensione sia funzionale o meno. Qui non siamo in presenza di un lavoro con esigenze radiofoniche o commerciali che impongono i 3 minuti per cui la dilatazione è ammessa. Purtroppo e qui sta il maggior limite del disco, questa estensione temporale spesso conduce a una certa ripetitività che non rende giustizia all’intero disco che fosse stato più asciutto avrebbe sicuramente guadagnato in fruibilità.

“POPtical Illusion” è un lavoro da approfondire, affascinate per certi versi e lodevole per la sua modernità (ma quella positiva). Il tutto firmato da un “lussuoso” ottuagenario, sempre pronto a cambiare. Complimenti!

Vai alle recensioni di Rockol

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996