Corinne Bailey Rae esordì con il botto nel 2006, conquistando l'onore delle classifiche, con l'omonimo album e con "Put your records on", quella che rimane la sua canzone più conosciuta. Da allora si è concessa discograficamente con molta parsimonia. Il darsi tempo può anche non essere una cattiva idea se si è in grado di mantenere il controllo artistico della propria carriera senza farsi schiacciare dalle pressioni che giungono inevitabili dall'esterno, a maggior ragione se il disco di debutto ha smerciato qualche milione di copie in tutto il mondo. Sta di fatto che Corinne dal 2006 ha pubblicato solo altri tre album, l'ultimo, il nuovo "Black rainbows", a distanza di sette anni dal precedente "The Heart Speaks in Whispers". La musicista britannica si è detta ispirata per la scrittura del disco (ne firma o co-firma ogni brano) da una mostra sulla storia dei neri dell'artista afroamericano Theaster Gates ammirata a Chicago che le "ha evocato pensieri sulla schiavitù, spiritualità, bellezza, sopravvivenza, speranza e libertà".
Gli arcobaleni neri di Corinne
La 44enne nata a Leeds affresca i suoi 'arcobaleni neri' utilizzando un'ampia gamma di sonorità che potrebbero sorprendere chi l'ha sempre pensata come una musicista precipuamente vitale nell'alveo r'n'b e dintorni. Anche la lunghezza dei brani non ha una sua unità, poiché per due brani che non raggiungono i due minuti, come l'acid jazz proposto dalla title track e la travolgente quanto punkeggiante "New York transit queen" se ne trova uno, "Put it down", che veleggia bellamente alla ricerca della redenzione nel corso di oltre otto eterei e sognanti minuti regalando a Corinne l'agio necessario a dimostrare le proprie non indifferenti qualità vocali. In "Black rainbows" non è presente la canzone che aggancia immediatamente l'attenzione del pubblico, calamita il successo e si fa carico di trainare il disco facendosi largo nelle rotazioni radiofoniche. Questo fatto però, per una volta, non si palesa come un limite, al contrario, appare come un pregio. E' un pregio perchè ad emergere è l'amalgama del disco nella sua interezza. Ed è ancora più sorprendente che questa unità prenda vita quando, come riportato più sopra, siano presenti diverse realtà musicali. "Erasure" è furiosa nella musica come nelle parole ("They tried to erase you/They tried to eviscerate you hide behind the curtain/Make you forget your name"), "He Will Follow You With His Eyes" ammalia in punta di voce, mentre in chiusura "Before The Throne Of The Invisible God" è una preghiera che richiama Kate Bush.
Il suo disco più riuscito
Corinne Bailey Rae è tornata ed è tornata con una nuova veste che le calza a pennello. "Black rainbows" è artigianato puro, pur senza disprezzare i manufatti industriali (ad ognuno il suo) permettetemi di dire che qui stiamo su un altro piano qualitativo. Questo è uno di quei dischi talmente ispirati in cui anche le possibili imperfezioni contribuiscono a migliorare il risultato finale. In un'epoca in cui a farla da padrone sono i singoli brani e il formato album pare avere perduto parte della sua importanza Corinne Bailey Rae va controcorrente e si (ci) regala il suo disco più sentito e riuscito.