Il rap-punk-rock di Slowthai ha il suo disco della consacrazione

L’artista, con questo terzo album, si conferma una delle voci più importanti della sua generazione.

Recensione del 05 mar 2023 a cura di Claudio Cabona

Voto 8/10

Un disco che trasuda inquietudine e potenza, ma che non nasconde la fragilità. Un viaggio alla ricerca di una felicità sofferta che passa per l’accettazione della propria vulnerabilità e il rifiuto del binomio giudizio-pregiudizio. La rabbia rap incendiaria e da working class britannica che caratterizza i precedenti “Nothing Great About Britain” del 2019 e l’acclamato “Tyron” del 2021 è intatta, ma messa al servizio di uno scontro personale con se stesso. “Ugly”, il terzo lavoro di Slowthai (qui potete leggere il nostro approfondimento in cui il rapper spiega il significato del disco), è una vera seduta di psicanalisi.

Rap e chitarre

L’artista britannico, che il titolo se l’è anche tatuato sul volto, non dimentica certamente le invettive, il flow aggressivo e i riferimenti all’oggi, compresa la guerra, ma decide anche di scavare dentro il proprio corpo e la propria mente. È un disco “meno politico”, più maturo e capace di proiettare Tyron Kaymone Frampton, questo il suo vero nome, 28 anni, in una dimensione “da band”, aprendosi ancora di più rispetto al passato a un’elettronica oscura alla Prodigy e soprattutto a un sound punk e rock, che spazia dai Bloc Party agli Idles (con cui collaborò in una nuova versione di “Model village”).

Prodotto da Dan Carey nel suo home studio nel sud di Londra, l’album, come ha spiegato la voce britannica, ospita anche una serie di artisti come Ethan P. Flynn, Taylor Skye dei Jockstrap e nella splendida title track anche i Fontaines D.C.: Slowthai, il rapper più punk che c’è in circolazione, si è abbandonato al suo amore per la musica suonata, non rinunciando a imbracciare degli strumenti. Il rap-punk-rock di cui è alfiere ha il suo disco della consacrazione: uno stile corrosivo, teso e viscerale che, al momento, appare un unicum nel panorama musicale. Slowthai ha una forte radice underground, ma allo stesso tempo ha il potere di parlare a tutti. Per questo si conferma una delle voci più importanti della sua generazione, per quello che fa e per quello che dice.

Le canzoni più potenti

Nell’oscura e industrial "Yum", proprio all’inizio di una seduta psicoanalitica, elenca dipendenze e catene per il corpo e per la mente, nella sclerotica "Fuck It Puppet" si contrappone al folletto seduto sulla sua spalla, quello che il suo strizzacervelli gli ha detto di non ascoltare più, nella straordinaria e intensa “Falling”, sul tema del perdersi e del fallimento, fra urla e chitarre si chiede “Hai mai avuto voglia di cadere?”, mentre l’elettronica "Feel Good", nel cui video piomba in casa di alcuni fan a sorpresa, e "Wotz Funny", in cui approfondisce il motivo per cui ridiamo di cose che non sono divertenti, sono più ironiche, appaiono come degli esorcismi.

“Never Again” è jazzata, alla Mac Miller, “Sooner” è un pezzo da pogo, “Selfish” un tripudio grime-punk. La title track con i Fontaines D.C., un brano alla Pixies, è un vero gioiello. C’è anche l’inquietante ballata “Tourniquet”, oltre all’eterea track finale. L'album offre momenti dark, umorismo, riflessioni per nulla banali, a volte rabbia e spesso pensieri astratti in un continuo flusso libero. “Ugly” è un disco non omogeneo, ma compatto, che cattura tutta la vulnerabilità, l'individualità, la forza creativa e il genio di Slowthai.

TRACKLIST
01 Yum
02 Selfish
03 Sooner
04 Feel Good
05 Never Again
6 Fuck It Puppet
07 HAPPY
08 UGLY
09 Falling
10 Wotz Funny
11 Tourniquet
12 25% Club

Tracklist

01. Yum (04:21)
02. Selfish (03:12)
03. Sooner (02:54)
04. Feel Good (02:04)
05. Never Again (04:32)
06. Fuck It Puppet (01:13)
07. HAPPY (03:02)
08. UGLY (04:22)
09. Falling (02:53)
10. Wotz Funny (02:39)
11. Tourniquet (03:47)
12. 25% Club (03:34)

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