L'amore al tempo di Lykke Li

In "Eyeye" la cantante svedese compone una storia d'amore ormai finita tra immagini e ossessioni

Recensione del 06 giu 2022 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, Lykke Li è ancora sensuale. E anche triste. Prendendo in prestito i sentimenti espressi nel precedente “So Sad So Sexy” del 2018, gli stati d’animo per l’artista svedese, ma a tutti gli effetti cittadina cosmopolita, non sembrano essere cambiati, anche se tutto, nel suo mondo, appare ora completamente differente.

Un cuore in dissolvenza

Tre anni fa, c’era un amore da difendere e un trasferimento da Stoccolma a Los Angeles, così come le emozioni e le insicurezze derivate dalla maternità. Quello che il nuovo “Eyeye” racconta, invece, è soprattutto un’assenza che si rende palpabile attraverso otto tracce intime e personali, capaci di evocare fantasmi e tormenti. Storie di inesorabile solitudine che si compongono di liriche dalla forte connotazione cinematografica, a partire dall’invocazione iniziale di “No hotel” - “There's no hotel, no cigarettes / And you're still in love with someone else” e che paiono caricarsi, nonostante tutto, di un nuovo passionale magnetismo, meditativo e al tempo stesso avvolgente.

Lykke Li Zachrisson lascia qui trasparire le sue emozioni ferite, le - tante - ossessioni di un rapporto finito e l’incapacità di darsi una direzione. Per lei non c’è che un passato troppo ingombrante dal quale sembra impossibile uscire, come pure il desiderio di recuperare quello che ha perso e anche un bisogno di continuare a crogiolarsi in questo limbo di dolce malessere. “Eyeye” risulta così una cronaca di passioni e rovine dai toni quasi spettrali, sviluppata interamente per sottrazione e del tutto distante dal suono al passo coi tempi che la musicista di Ystad aveva tentato di intercettare nelle sue ultime uscite. Adesso c’è soprattutto la sua malinconia a dettarne i movimenti, sospesa in un’eterea fragilità d’animo tra laptop, silenzi e giornate e trascorse con gli occhi gonfi di trucco e lacrime. Così, nel gelo delle sequenze computerizzate, emerge nudo e crudo il disagio di una giovane donna imbrigliata tra le trame del proprio cuore. 

Canzoni da camera da letto

A delineare le angosce dell’album ci sono canzoni dai titoli espliciti quali “You don’t go away”, “Highway to your heart”, “Over”, caratterizzati tutti da una catartica fatalità di fondo in cui non ci sono che poche coloriture a dare sostegno a una voce che pare spezzarsi di continuo in mezzo a vibrazioni downtempo e leggeri colpi di cembalo. Cercando di catturare i propri stati d’animo, Lykke Li ha registrato praticamente in presa diretta il suo ultimo lavoro nella camera da letto dove cercava sia di liberarsi sia di cristallizzare le tante ombre che le giravano intorno. Insieme al produttore Björn Yttling - con il quale la cantante aveva già collaborato nei suoi primi tre dischi - ha quindi accompagnato le insicurezze del suo vissuto a una lunga sequenza di fruscii, battiti ed evocativi quanto reali scrosci di pioggia. Dal ticchettio vuoto della batteria nel mezzo di "Happy hurts” o allo schietto realismo di “5D” e al pop pieno di dolcezza noir di “Carousel” si accentuano in questo modo testi vividi che formano un unico collage di sentimenti e sensazioni da cui provare a scappare e continuare a ricadere.

Tra rumore bianco e dipendenza

Questa ineluttabile circolarità di intenti, richiamata fin dal titolo palindromo del disco, mostra tutta la terribile sventura delle relazioni, vitali e insieme anche distruttive. Si finisce per farsi catturare da quelle spire, proprio come la protagonista sembra ritornare in un loop infinito sui suoi passi nella conclusiva nei visual che restituiscono per immagini quegli stessi stati d’animo che hanno accompagnato la scrittura dell’album. Con fare drammatico e un po’ sconnesso, ma anche ipnotico e sognante, Likke Li si confronta senza filtri con le sue delusioni, finendo per perdersi tra rumore bianco e parole che si confondono in lontananza, come nella conclusiva “Ü&I” in cui ripete, in particolare a se stessa, che “Il film siamo io e te”. Le malie di “Eyeye” paiono quindi svanire definitivamente nell’etere, almeno fino a quando non affiorerà, ancora e ancora, tutto il tragico conforto dei sentimenti. Di cui proprio non si riesce a fare a meno.

Tracklist

01. NO HOTEL (02:26)
02. YOU DON'T GO AWAY (03:13)
03. HIGHWAY TO YOUR HEART (03:59)
04. HAPPY HURTS (04:56)
05. CAROUSEL (04:14)
06. 5D (03:45)
07. OVER (03:44)
08. ü&i (07:16)

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