Quando i Nirvana si apprestavano a entrare nella storia

35 anni fa, il 24 settembre 1991, usciva "Nevermind": la storia e il mixtape

Per i NirvanaNevermind” avrebbe dovuto essere il disco con cui uscire dai confini dell’underground americano, ottenere finalmente una distribuzione adeguata e portare davanti a un pubblico più ampio quelle canzoni che Kurt Cobain aveva cominciato a rendere sempre più incisive e difficili da ignorare. Nessuno, però, aveva previsto quello che sarebbe successo dopo il 24 settembre 1991, quando nel giro di pochi mesi un gruppo nato nella provincia dello Stato di Washington si ritrovò al centro della musica popolare, mentre un album costruito sulle contraddizioni tra punk e pop, rumore e melodia, rabbia e vulnerabilità scalzava “Dangerous” di Michael Jackson dalla vetta della classifica americana. In un rock ancora dominato dall’immaginario edonistico e machista degli anni Ottanta, “Nevermind” portò nel mainstream un protagonista diverso, trovando Cobain impegnato a cantare di alienazione, frustrazione, solitudine, rapporti sentimentali tormentati, insofferenza per le convenzioni e rifiuto del sessismo, passando continuamente dall’ironia al disagio e dalla furia a una sensibilità quasi disarmante. Quella miscela si muoveva dentro canzoni che potevano essere feroci come “Territorial Pissings” e “Stay Away”, acustiche e spoglie come “Polly” e “Something in the Way”, oppure perfettamente costruite per restare in testa come “Smells Like Teen Spirit”, “Come as You Are”, “Lithium” e “In Bloom”. Il successo travolse i Nirvana più velocemente di quanto la band riuscisse a comprendere, superando le loro aspettative di raggiungere almeno i numeri dei Sonic Youth per soddisfare la Geffen e vendere qualche centinaio di migliaia di copie. “Nevermind” ne avrebbe vendute più di 30 milioni nel mondo, trasformando tre musicisti provenienti dalla scena punk del Pacific Northwest in uno dei gruppi più grandi della loro epoca. A 35 anni dalla sua pubblicazione, Rockol ripercorre la storia di quel disco e dedica un mixtape (disponibile a questo link) alle canzoni che lo compongono.

I Nirvana travolti dal successo, dentro la storia

Quando Kurt Cobain e Krist Novoselic cominciarono a suonare insieme ad Aberdeen nella seconda metà degli anni Ottanta, il percorso che li avrebbe portati a “Nevermind” era ancora difficilmente immaginabile. Entrambi gravitavano intorno ai Melvins, band fondamentale per la formazione musicale di Cobain, e fu proprio Buzz Osborne a favorire il loro incontro. Passarono attraverso nomi come Skid Row e Fecal Matter prima di arrivare a Nirvana e costruirono lentamente un suono che teneva insieme l’hardcore e l’heavy rock ascoltato da ragazzi con un istinto melodico che in Cobain era già molto più forte di quanto l’immagine della band lasciasse intuire. La Sub Pop li inserì nella scena che in quegli anni stava rendendo Seattle e il Nord-Ovest americano uno dei nuovi centri dell’underground statunitense. Il primo singolo “Love Buzz” uscì nel 1988, mentre nel giugno dell’anno successivo arrivò l'album di debutto dei Nirvana, “Bleach”, registrato con poche centinaia di dollari e con Chad Channing alla batteria. Il disco partì lentamente, ma le recensioni, il sostegno di gruppi come i Sonic Youth e l’attenzione crescente verso la scena di Seattle permisero a Kurt e Krist di raggiungere risultati importanti per una pubblicazione indipendente.

I Nirvana, però, stavano già cambiando e - tra le altre cose - Cobain era insoddisfatto del rapporto musicale con Channing e, durante le prime sessioni con Butch Vig agli Smart Studios di Madison nel 1990, le tensioni diventarono sempre più evidenti. Channing uscì dal gruppo e venne temporaneamente sostituito da Dale Crover dei Melvins, poi Dan Peters dei Mudhoney suonò nel singolo “Sliver”, fino a quando non arrivò Dave Grohl, rimasto senza band dopo lo scioglimento degli Scream. Fu questo il grande passaggio che completò la formazione destinata a registrare “Nevermind”. In un'intervista per "Uncut" del 2021, Krist Novoselic ricordò così la prima volta in cui lui, Kurt e Dave suonarono insieme: 

Filava tutto, suonava bene, fu immediato. Andò semplicemente tutto al proprio posto, non ci fu alcun imbarazzo. Dave è un musicista talmente bravo che si dimostrò subito all’altezza della situazione, oppure fummo noi a salire al suo livello, comunque sia andata. Sembrava tutto molto naturale ed era facile stare con Dave. Credo che andò a vivere con Kurt. Ci volle parecchio coraggio per trasferirsi in un appartamento con lui!

Dave conosceva il materiale di 'Bleach', ma noi stavamo già scrivendo le canzoni per 'Nevermind'. Avevamo già alcuni pezzi: alcuni li inventavamo direttamente sul momento, mentre per altri Kurt aveva già qualche idea. Prendevamo le prove davvero sul serio. Avevamo questo fienile a Tacoma che avevamo affittato. Qualcuno aveva cercato di trasformarlo in uno studio, senza andare molto lontano con il progetto, ma era comunque un posto decente in cui provare. Andavamo lì e lavoravamo seriamente sulle canzoni.

Nel frattempo anche il rapporto tra i Nirvana e la Sub Pop aveva raggiunto un punto di svolta, e mentre l’etichetta attraversava difficoltà economiche e cercava a sua volta un accordo con una major, Cobain e Novoselic avevano ormai deciso di trovare una struttura in grado di distribuire davvero la loro musica. “Non ho mai avuto conflitti al riguardo”, avrebbe ricordato Novoselic: “Prendemmo tutti insieme quella decisione: Kurt, Dave e io volevamo farlo”.

I demo realizzati con Vig iniziarono a circolare tra le case discografiche e, anche grazie ai rapporti con i Sonic Youth e con il management Gold Mountain, i Nirvana arrivarono alla DGC, etichetta del gruppo Geffen. Gary Gersh comprese la provenienza culturale della band e riuscì a fare da ponte tra il suo mondo e quello di una multinazionale. Il gruppo ricevette un anticipo di 287.000 dollari e ottenne finalmente la distribuzione che cercava. Per il nuovo disco furono valutati diversi produttori, ma i Nirvana tornarono da Butch Vig. Era una scelta di continuità più che una svolta commerciale. Vig conosceva già la band, aveva lavorato con gruppi come Killdozer e Tad e soprattutto aveva capito come valorizzare le nuove canzoni senza cambiarne la natura. Nel maggio 1991 i Nirvana entrarono ai Sound City Studios di Van Nuys, in California, dove lavorarono velocemente, spesso otto o dieci ore al giorno, mentre Cobain continuava a completare testi e sovraincisioni fino all’ultimo momento. Il materiale, però, era cambiato rispetto a “Bleach”, riflettendo soprattutto gli ascolti di Kurt, che in quel periodo prediligeva Melvins e Pixies, ma anche R.E.M. e Smithereens, e aveva sempre meno timore di lasciare emergere la propria inclinazione per testi e suoni più riflessivi. “Sliver”, pubblicata nel 1990, era già stata una dichiarazione in quella direzione, ma il nuovo disco portò quella tensione molto più avanti, mettendo insieme power chord, distorsioni, ritornelli immediati e improvvise esplosioni sonore.

Dave Grohl ha ricordato pochi giorni fa che molte canzoni nascevano proprio dalle jam con cui lui, Kurt e Krist cominciavano le prove. “In quel periodo stavamo sperimentando con le dinamiche, con quella struttura strofa tranquilla e ritornello rumoroso", ha affermato Grohl in nuova intervista concessa a “Mojo": "Gran parte di tutto ciò derivava dai Pixies e dai Sonic Youth, ma semplicemente sentivi quando il ritornello doveva diventare più grande e capivi anche quale fosse il punto della canzone in cui, proprio quando pensavi di non poter salire ancora di intensità, dovevi invece fare un ulteriore passo”.

Dopo le registrazioni arrivò Andy Wallace, scelto per il mix anche perché tra i suoi crediti compariva “Seasons in the Abyss” degli Slayer. Wallace diede maggiore definizione alle chitarre e alla batteria e contribuì a quel suono potente ma leggibile che avrebbe reso “Nevermind” perfettamente compatibile con la radio senza cancellarne l’impatto. Cobain avrebbe poi criticato quella produzione, arrivando a dire che il disco gli sembrava più vicino ai Mötley Crüe che al punk rock. Al momento della sua conclusione, però, la band era soddisfatta.

“Nevermind”, secondo Kurt Cobain

Smells Like Teen Spirit” nacque quasi per caso, come molte delle canzoni che avrebbero cambiato la storia dei Nirvana. Anche il suo titolo arrivò da un equivoco. Kathleen Hanna delle Bikini Kill aveva scritto su un muro “Kurt smells like Teen Spirit”, riferendosi al deodorante Teen Spirit utilizzato da Tobi Vail, batterista delle Bikini Kill e allora legata sentimentalmente a Cobain. Lui non conosceva il prodotto e interpretò quella frase come una sorta di slogan rivoluzionario, fino a piacergli abbastanza da trasformarla nel titolo di una canzone.

Nemmeno il brano, scelto come primo singolo di "Nevermind" e pubblicato il 10 settembre 1991, almeno all’inizio, sembrò ai Nirvana la hit evidente del disco. Grohl ha raccontato di recente a "Mojo" di aver pensato al tempo piuttosto a “In Bloom” o “Lithium” come possibili singoli forti. “All’inizio non diedi particolare importanza a ‘Teen Spirit’. Pensavo fosse semplicemente un’altra delle jam che facevamo”, ha affermato l'attuale frontman dei Foo Fighters. La differenza fu che, a differenza di tante altre idee registrate su cassette poi dimenticate, il gruppo continuò a tornarci sopra perché quelle semplici linee di chitarra restavano immediatamente impresse.

La prima esecuzione pubblica di "Smells like teen spirit" arrivò il 17 aprile 1991 all’OK Hotel di Seattle, in un concerto organizzato anche per raccogliere i soldi necessari alla benzina per raggiungere Los Angeles e registrare l’album. Il pubblico reagì subito. Pochi mesi dopo il video avrebbe trasformato quella risposta in un fenomeno di massa.

Cobain non scriveva però pensando a una strategia commerciale, e i suoi testi nascevano in modo molto meno lineare. Kurt aveva accumulato per anni poesie, appunti e frammenti di frasi, che tagliava, ricombinava e adattava alle canzoni, continuando spesso a modificarli anche durante le registrazioni. Questo non significava che quelle parole fossero prive di esperienze personali. Dentro “Nevermind” finirono la solitudine, il senso di estraneità, la malattia, la rabbia verso il conformismo e le relazioni fallite. La storia con Tobi Vail attraversò diversi brani, tanto che “Drain You” riprese persino una frase che lei aveva detto a Cobain, mentre Novoselic avrebbe indicato esplicitamente in Vail il soggetto di “Lounge Act”. “Lithium” era nata prima che i due si conoscessero, ma il testo fu successivamente modificato.

Cobain stesso riconobbe in un'intervista rilasciata nel gennaio 1992 a Chris Morris per "Musician" che nelle canzoni erano entrate “alcune delle mie esperienze più personali, come lasciare delle ragazze e avere relazioni sbagliate, provare quel vuoto mortale che sente la persona nella canzone, sentirsi molto soli, malati”. Eppure Kurt diffidava di chi cercava una spiegazione definitiva per ogni verso. La sua dizione rendeva spesso difficile persino comprendere le parole e Butch Vig avrebbe osservato che non era quello il punto. Anche il titolo dell’album conservò questa ambiguità, tanto che per un periodo il disco avrebbe dovuto chiamarsi “Sheep”, “pecore”, una provocazione diretta proprio al pubblico che Cobain immaginava sarebbe andato a comprarlo. Poi Kurt si stancò dell’idea e propose “Nevermind”, una parola che gli piaceva sia perché riassumeva il suo atteggiamento verso la vita sia perché, scritta in quel modo come un’unica parola, era grammaticalmente anomala. Il termine richiamava inoltre “Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols”, uno dei dischi preferiti di Kurt, e compariva alla fine di uno dei passaggi più celebri di “Smells Like Teen Spirit”.

Quella noncuranza diventò quasi paradossale quando il successo arrivò davvero. Del settembre 1991, quando i Nirvana erano partiti per un tour suonando ancora in locali da poche centinaia di persone, Grohl ha ricordato nell'ultima intervista a "Mojo" che vedere il video di "Smells Like Teen Spirit" su MTV dopo un concerto sembrava già qualcosa di assurdo. Poi cominciarono ad arrivare più persone, fuori dai club si formavano folle grandi quanto quelle che erano riuscite a entrare e tra il pubblico apparivano proprio quei ragazzi che, fino a pochi mesi prima, sembravano appartenere a un altro mondo. “Cominciammo ad accorgerci che ai concerti c’erano persone normali”, ha raccontato Grohl: “Quel tipo sembra un atleta del liceo, che cazzo ci fa qui? E allora pensavamo, ‘Oh, forse quel video sta attirando un po’ di gentaglia…’”.

Cobain avrebbe cercato a lungo di spiegare che la facilità d’ascolto di “Nevermind” non era stata costruita a tavolino. Nel 1992 disse a “Flipside” che il risultato sarebbe stato simile anche se il disco fosse uscito su un’etichetta indipendente. Arrivò persino a paragonarne l’accessibilità a quella degli Skid Row, prima di precisare a modo suo la distanza che sentiva rispetto a quel mondo. “Non voglio rovinarmi l’illusione o altro, ma siamo cento cazzo di volte migliori degli Skid Row o dei Poison! O di qualsiasi band del genere", disse Kurt:

"Quello che sto dicendo è che siamo nella loro stessa categoria per quanto riguarda l’accessibilità. La nostra musica è facile da ascoltare”.

Cobain voleva continuare ad appartenere allo stesso mondo dei Melvins, dei Mudhoney, dei Jesus Lizard e delle band che aveva ascoltato e frequentato, ma aveva scritto un gruppo di canzoni capaci di arrivare molto più lontano. Quando il manager cominciò a comunicare ai Nirvana che stavano vendendo quanto Garth Brooks e Michael Jackson, la band faticò semplicemente a elaborare la notizia. “Non riuscivamo nemmeno a renderci conto di quanto stessimo diventando grandi”, raccontò Cobain:

“Non sapevo nemmeno che avessimo venduto 50.000 copie di ‘Bleach’ finché tutti non hanno cominciato a parlare di quante copie di ‘Nevermind’ avevamo venduto. Non ci ho mai fatto caso”.

Tuttavia, dopo "Nevermind", il mondo iniziò a voler incasellare i Nirvana nella scena "grunge" di Seattle. "Ascoltavamo gruppi come Black Flag e M.D.C. e siamo sempre stati molto legati al punk rock e a cose del genere. Poi siamo in qualche modo finiti dentro tutta questa scena di Seattle, insieme alle band che abbiamo appena nominato", disse Krist Novoselic, ospite insieme a Kurt del programma "Headbanger’s Ball" su MTV il 25 ottobre 1991. Aggiunse: "Sto iniziando a capire cosa significa 'grunge'. È come se prendi l’heavy metal, gran parte di quella musica ha più o meno lo stesso suono di chitarra. Credo che il grunge abbia a che fare con un certo tipo di suono della chitarra...". Con fare scanzonato, dopo essere stato in silenzio grand parte del tempo rintanandosi nel suo stravagante ed enorme vestito giallo, Kurt disse solo: "È un nome divertente…".

“Nevermind”, dopo oltre trent’anni

Anche la copertina di “Nevermind” finì per acquisire una vita molto più lunga di quella che i Nirvana avrebbero potuto prevedere nel 1991. Cobain e Grohl stavano guardando un documentario sui parti in acqua quando nacque l’idea di un bambino che nuotava. Il reparto artistico della Geffen cercò inizialmente immagini d’archivio, poi il fotografo Kirk Weddle organizzò un servizio in piscina e tra gli scatti venne scelto quello di Spencer Elden di quattro mesi, figlio di un amico del fotografo.

Quando gli venne chiesto nell'intervista per "Flipside” del 1992 a chi venne l'idea della copertina di "Nevermind", Kurt rispose: "Immagino di dovermi prendere io la colpa. Dave e io stavamo guardando un documentario sui bambini che nascono sott’acqua e ci è venuta in mente quell’immagine. Non c’è nessuna storia particolare dietro". Ha aggiunto: "Abbiamo semplicemente chiesto al reparto artistico della Geffen di trovare un bambino nell’acqua e abbiamo scelto tra un mucchio di fotografie. Pensavamo che stesse bene con la banconota da un dollaro appesa all’amo". Quando gli venne suggerita l’interpretazione dell’innocenza che sta per essere corrotta, Cobain rispose semplicemente “Sì…”.

Già in quella intervista, inoltre, venne sollevato il possibile problema con il bambino raffigurato nudo: "Ci aspettavamo che potesse esserci qualche problema, ma non ce n’è stato nessuno", disse al tempo Cobain:

"Pensavamo che qualche negozio avrebbe potuto sollevare obiezioni, però eravamo preparati. Avevamo intenzione di mettere un adesivo con scritto: 'Se questa immagine ti offende, probabilmente sei un pedofilo represso'".

Trent’anni dopo, proprio quella copertina tornò al centro di una lunga vicenda giudiziaria. Nel 2021 Elden fece causa ai Nirvana e ad altri soggetti coinvolti, sostenendo tra le altre cose che l’immagine costituisse pornografia minorile e che fosse stata utilizzata senza un consenso valido. La causa fu inizialmente respinta per questioni legate ai termini di prescrizione, ma nel 2023 la Corte d’Appello del Nono Circuito stabilì che la ripubblicazione dell’immagine in occasione del trentesimo anniversario poteva consentire a Elden di proseguire l’azione. Il caso tornò quindi davanti al tribunale e nell’ottobre 2025 un giudice federale stabilì che la fotografia non presentava contenuti sessualmente espliciti e non soddisfaceva la definizione di pornografia minorile, paragonandola piuttosto a una fotografia familiare di un bambino nudo durante il bagno. Elden presentò nuovamente ricorso. La disputa legale dimostrò, al di là delle rispettive posizioni, quanto quella fotografia fosse ormai inseparabile dal disco. E lo stesso valeva per le dodici canzoni che conteneva l'album.

“Nevermind” debuttò appena al numero 144 della “Billboard 200”, ma mentre “Smells Like Teen Spirit” entrava nella rotazione diurna di MTV la domanda aumentò a una velocità che la Geffen non era preparata a gestire. All’inizio di novembre l’album era già nella Top 40, mentre l’11 gennaio 1992 arrivò al numero uno negli Stati Uniti, togliendo il primo posto a “Dangerous” di Michael Jackson. In quel momento vendeva circa 300.000 copie alla settimana. Il passaggio dall’underground al mainstream non riguardò soltanto i Nirvana quando “Nevermind” diventò il disco attraverso cui una parte enorme del pubblico incontrò il grunge, ma soprattutto dimostrò all’industria discografica che un linguaggio nato ai margini poteva occupare il centro senza trasformarsi completamente in qualcos’altro.

“Nevermind” era abbastanza immediato da raggiungere milioni di persone e abbastanza scomodo da non sembrare costruito per farlo, e aveva un suono rifinito, ma continuava a conservare la violenza di una band che suonava nella stessa stanza, con ritornelli immediati in cui Cobain riusciva comunque a lasciare disagio, sarcasmo e ambiguità.

Lo stesso Dave Grohl, 35 anni dopo, continua a ridimensionare la mitologia nata intorno alla canzone che più di tutte rappresentò quella svolta. “Se penso che 'Smells Like Teen Spirit" sia il più grande singolo di tutti i tempi? Ovviamente no", ha riaffermato Grohl nell'interista per "Mojo": "Non penso nemmeno che sia il miglior singolo dei Nirvana. E rispetto a ‘Revolution’ dei Beatles o ‘God Only Knows’ dei Beach Boys?! Ma fatemi il piacere! ‘Smells Like Teen Spirit’ fu un grande momento. Ma c’è di meglio”.

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