Lucio Dalla conteneva moltitudini

Dal jazz alla canzone d'autore, passando per e "Caruso": il catalogo di un artista non catalogabile.

«Io contengo moltitudini», «I contain multitudes», cantava Bob Dylan, parlando di sé come di un uomo capace di contenere identità, contraddizioni, storie e tempi diversi. Se c'è un artista italiano che ha fatto della molteplicità una cifra musicale, quello è Lucio Dalla. Magari a differenza di altri grandi colleghi, il cantautore bolognese non ha aperto mondi. Ma i mondi li ha attraversati tutti. È passato dal jazz alla canzone d'autore, dalla sperimentazione al pop, dalla poesia alla leggerezza, dalla dimensione più intima alle grandi melodie popolari, senza mai smettere di essere riconoscibile. Provare a definire la sua musica attraverso un'etichetta significa inevitabilmente lasciarne fuori una parte. Cantautore, certo. Ma anche musicista di formazione jazzistica (giovanissimo, negli anni '50 e '60 iniziò a suonare il clarinetto e il clarino all'interno della Doctor Dixie Jazz Band a Bologna), sperimentatore, autore pop, interprete, compositore di grandi melodie. Dalla è stato tutte queste cose insieme. Forse questo il modo più interessante per ascoltare oggi “Sono Lucio”, la nuova antologia pubblicata da Sony Music Italy (si può acquistare qui) con la collaborazione della Fondazione Lucio Dalla: non come una semplice raccolta di canzoni celebri, ma come una sorta di mappa dell'irrequietezza musicale di Dalla.

Come suonava Dalla

Di cofanetti dalliani ne esistono già tantissimi, in giro. La sezione "raccolte" della pagina Wikipedia dedicata a Lucio Dalla ne conta addirittura 27, cinque dei quali postumi. E allora, cosa aggiunge "Sono Lucio" a una discografia già così ampiamente attraversata, raccolta e celebrata? La risposta non sta tanto nei titoli scelti. Perché certo, ci sono "Caruso", "Anna e Marco", "Futura", "Cara", "L'anno che verrà", "Piazza Grande", "Attenti al lupo". Canzoni che, prese singolarmente, non hanno bisogno di essere presentate. La particolarità del progetto sta piuttosto nel modo in cui queste canzoni vengono rimesse una accanto all'altra e, soprattutto, rimesse in ascolto. Sono Lucio prova infatti a costruire un ritratto musicale più che una semplice sequenza di hit. La tracklist attraversa epoche e linguaggi diversi e mette in evidenza proprio quella capacità di Dalla di cambiare pelle senza perdere il filo della propria autorialità. Il passaggio da "Disperato erotico stomp" a "Stella di mare", da "Futura" a "Attenti al lupo", da "Caruso" a "Canzone" racconta la distanza che Dalla era disposto a percorrere tra una canzone e l'altra, un progetto e quello successivo. E c'è poi un elemento tutt'altro che secondario: il suono. I brani sono stati rimasterizzati partendo direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz / 24 bit, con il marchio l'Archivio del Suono. Una scelta che riporta l'attenzione non soltanto sulla memoria delle canzoni, ma sulla loro materia sonora. Per un artista come Dalla, abituato a muoversi tra arrangiamenti, strumenti, ritmi e registri differenti, è un aspetto che assume un peso particolare: riascoltare Dalla significa anche tornare ad ascoltare come suonava Dalla.

E poi ci sono le immagini.

Centrali in questa operazione discografica sono anche le immagini. E non è un elemento casuale, perché Dalla ha sempre prestato una grande attenzione alla dimensione visiva del proprio lavoro. La sua musica non viveva soltanto nelle canzoni, ma anche nei volti, nei luoghi, negli abiti, nei gesti, nelle copertine, nei videoclip e nella costruzione scenica del personaggio. Dalla aveva intuito molto presto che un artista pop non comunica esclusivamente attraverso ciò che canta: costruisce un immaginario, e quell'immaginario contribuisce a dare una forma alle canzoni. Non sorprende allora trovare sulla copertina di "Sono Lucio" una fotografia di Luigi Ghirri, né una selezione di altre immagini del grande fotografo emiliano all'interno del progetto: Ghirri e Dalla erano amici, ma soprattutto condividevano uno sguardo, la capacità di trovare qualcosa di straordinario dentro luoghi, dettagli e paesaggi apparentemente ordinari. E non sorprende nemmeno che il titolo sia scritto con la calligrafia originale di Dalla: sono tutti elementi che riportano l'ascolto dentro un universo più ampio, nel quale musica e immagini si cercano continuamente. 

C'è un Dalla che ancora non conosciamo?

La cronologia di “Sono Lucio” si chiude nel 2001, con “La strada e la stella”, brano di "Luna Matana": non un semplice epilogo, ma l'ultima tappa di un viaggio che parte dal 1967 di “Il cielo” e attraversa oltre tre decenni di metamorfosi musicali. Lucio Dalla è scomparso nel 2012, poco prima di compiere 69 anni. L'ultimo disco di inediti, "Angoli nel cielo", lo aveva pubblicato tre anni prima, nel 2009. Dopo la sua scomparsa sono stati pubblicati diversi inediti postumi: "L'innocenza" (composta su testo di Marco Travaglio per lo spettacolo "Anestesia totale"), "Mai mai" (scritta insieme ad Attilio Fontana e pubblicata nel 2013 da Ilaria Porceddu), "Almeno pensami" (presentata da Ron al Festival di Sanremo nel 2018) e "Starter" (brano al quale Dalla stava lavorando nel periodo di "Work in Progress" con Francesco De Gregori, poi completato da Tullio Ferro e pubblicato nel 2018 nella raccolta postuma "Duvudubà"). Qualche gemma deve essere ancora riportata alla luce: «Il nostro compito, oltre a quello di valorizzare quello che c’è già, è andare ovviamente a ricercare l’arte dell’artista - fa sapere l'Head of Marketing Catalog di Sony Music Giorgio Zampollo - non abbiamo smesso un secondo di ricercare e per ricercare intendo gli archivi storici in Italia e all’estero, i nastri, i multitraccia. Qualcosa abbiamo trovato, dobbiamo lavorarci».

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