Brandi Carlile rilegge Alanis Morissette

L'emozionante cover di "Uninvited" (e una nuova versione di "Human")

Se volete recuperare una cosa meravigliosa in questi giorni di calma musicale (apparente), vi consiglio questa meravigliosa performance di Brandi Carlile di "Uninvited". Si tratta di una cover del brano che Alanis Morissette scrisse nel '98 per "City of Angles", il remake americano "Il cielo sopra Berlino" (1987) di Wim Wenders: nella stessa colonna sonora era presente "Iris" dei Goo Goo Dolls, riscoperta più volte negli ultimi anni grazie a meme e TikTok.

Carlile, una delle migliori cantautrici americane degli ultimi anni, l'ha inserita in scaletta nel tour a partire dalla fine del 2025 e nel 2026, fino alla performance al Newport Folk Festival dello scorso 26 luglio, e ha poi pubblicato ufficialmente il video "a grande richiesta". Guardatelo fino alla fine, perché quando entra la band è uno spettacolo di intensità e potenza, che rende onore all'originale e ad Alanis Morisette, un modello di cantante pop-rock ispirazione per molte artiste contemporanee.

Intanto, Carlile ha annunciato pubblicato un nuovo singolo, una nuova versione di "Human" con il producer e pianista inglese Jon Hopkins. La canzone, focus track dell'ultimo album "Returning to myself" e che nella versione originale vedeva la presenza di Justin Vernon/Bon Iver, anticipa una nuova versione minimale dell'album, così come aveva già fatto per "In these silent days" quattro anni fa. La nuova versione è denominata "Sad Gay" e Carlile la racconta così.

Quando ero adolescente, mi piaceva giocare con le mie emozioni andando deliberatamente a cercare canzoni appartenenti a un genere che pochissimi sono disposti a chiamare con il suo vero nome. Il genere "Sad Gay".
Non serve essere davvero gay perché ti spezzi il cuore in mille pezzi… lo farà comunque, anche contro la tua volontà.
Mi sedevo sul bordo del letto e ascoltavo "Everybody Hurts" dei R.E.M., "Language Or The Kiss" delle Indigo Girls, oppure guardavo Sinéad O'Connor cantare "Nothing Compares 2 U", mentre quella singola lacrima bianca e nera le scendeva sul viso. Ascoltavo Kate Bush con "This Woman's Work", "The Promise" di Tracy Chapman, la colonna sonora di "Philadelphia", quella di "City of Angels"...Lo facevo solo per lasciarmi trascinare in una spirale di puro autocompiacimento emotivo, in un modo che solo musica come questa poteva permettere... Facendomi diventare una "sad gay" davvero triste.
"Returning To Myself" è stato un viaggio profondissimo. Mi ha portato in luoghi che non avrei mai immaginato e mi ha insegnato molto sul mio rifiuto della solitudine, così come sul mio assurdo modo di evitare me stessa. E spero che questo viaggio continui ancora a lungo... Ho voluto reinventare questo album in questo modo perché voglio tornare di nuovo seduta sul bordo del mio letto, e voglio portarci anche voi. Ho ricostruito tutto il disco per voi e per me. Questo è per noi... per tutte le "sad gays", ovunque siate.

Della collaborazione con Jon Hopkins racconta

Da quando ho ascoltato "Diamond Mine" di King Creosote e Jon Hopkins, ho sempre desiderato collaborare con Jon. La sua produzione e la sua sensibilità artistica sembrano provenire da un altro mondo e, non appena le sue mani toccano i tasti del pianoforte, senti salire nel petto una tristezza inspiegabile. Così, quando il "sad" incontra il "gay", il risultato è questo! "

L'album esce il 25 settembre. Della versione originale avevamo scritto:

Returning to myself" è un disco parecchio intenso che la conferma come una delle migliori cantautrici d'oltreoceano, pochi dubbi al riguardo. Per quanto nel suo caso sia antipatico affermarlo, poiché Joni Mitchell è sia sua amica che mentore, Brandi è davvero quanto di più vicino alla leggendaria musicista canadese si possa ascoltare al giorno d'oggi. 

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