Tinlicker, l'elettronica che gioca con il pop e il rock

Intervista al duo, che nel nuovo album ha coinvolto Brian Molko, Tom Smith, Circa Waves

“Tinlicker significa non dare tutto per scontato: devi raschiare il fondo e apprezzare ciò che hai, perché niente dura per sempre”: il  duo elettronico olandese, Micha Heyboer e Jordi van Achthoven, ha appena pubblicato “Cold enough for snow” - primo album per la PIAS, nome storico della scena indipendente. “Non ha cambiato molto il nostro approccio nel fare musica, facciamo ancora ciò che ci sentiamo di fare, ma ha aperto le porte ad artisti con cui non avremmo mai sognato di lavorare”. E infatti nel nuovo album, il terzo di una carriera lunga 12 anni, sono presenti nomi come Tom Smith (Editors), Brian Molko (Placebo), il frontman dei Boxer Rebellion Nathan Nicholson, i Circa Waves e Julia Church. Un bel parterre per il duo, che in passato si è fatto conoscere per un approccio più classicamente elettronico e ora flirta più decisamente con il pop e il rock, grazie alla presenza di questi nomi.

Tra elettronica e forma canzone

L'album copre diverse sfumature di musica elettronica, da un approccio più orientato alla canzone e all'EDM a un suono più sperimentale: una versione un po' pi pop dei Moderat, per intenderci. “Cerchiamo di fare la musica che ci piace non limitandoci ai generi. Cerchiamo di evitare la domanda 'questo si può fare nella scena in cui operiamo?'. Il processo è sempre diverso. Le tracce a volte iniziano con una progressione di accordi, a volte iniziano cercando di creare un ritmo originale, ma alla fine la musica deve diventare qualcosa di organico. Questo è il motivo per cui il nostro spettro è piuttosto ampio”, spiegano i due. Che dicono di non avere riferimento precisi, ma anche che ascoltano pochissima musica dance (“Probabilmente per avere sempre una tela bianca”) - anche se in brani come “Blowfish” l’influenza della house e dell’EDM si sente ancora.

Le collaborazioni con il mondo rock

Ma la peculiarità di “Cold enough for snow” (titolo che “rappresenta un momento nel tempo in cui le cose potrebbero trasformarsi in un universo parallelo, se iniziasse a nevicare”) è l’attenzione alla forma-canzone, con la presenza di voci importanti: “Noi sappiamo far musica, ma non sappiamo cantare e scrivere testi”, spiegano. “Con la maggior parte delle canzoni, inviamo ai nostri collaboratori una versione demo strumentale della canzone, su cui scrivono e registrano il testo e la voce rispedendoci l’idea, e da lì procediamo per aggiornamementi”: “This life”, con Tom Smith d, e “Nowhere to go” con Brian Molko, così diventano due instant classic: la prima ricorda più gli Editors (che con l'elettronica hanno flirtato a lungo) mentre la seconda usa un crescendo con drop più tipico da EDM, con la riconoscibilissima voce dei Placebo.
I Tinlicker citano come origine di questo processo la musica degli anni ’90 e primi anni Zero: “Una band come i Radiohead, con ‘Kid A’, ha aperto definitivamente le porte alle contaminazioni tra rock ed elettronica, ma già prima lo facevano i Prodigy e i Chemical Brothers, che suonavano su tutti i palcoscenici principali dei festival e avevano grandi videoclip su MTV. Ora forse tutto è su una scala diversa, ma i semi del successo mainstream della musica elettronica sono stati piantati prima che nascessero artisti com Fred Again”.

Come rendi dal vivo una musica come questa? I Tinlicker - spiegano la complessità del loro set-up dal vivo, con Ableton live, diversi sintetizzatori e due drum machine, controller midi, con i suoni che vengono prodotti e modificati in tempo reale, con una parte di visual e luci. Ma non si sbilanciano sulla  classica dicotomia dell'elettronica tra DJ Set (più facili da portare in giro) e performance live electronics che stanno portando in giro ora  - hanno appena iniziato europeo un tour che passerà da Milano la prossima settimana - : "Live è più gratificante: l'intero processo di produzione e set-up richiede molta energia, qualcosa può sempre andare storto. quindi quando tutto va bene è una bella sensazione. Allo stesso tempo fare il dj dà molta libertà, ci vuole equilibrio tra entrambe le cose".


 

 

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