Dardust: “Sono un artista, non solo un producer”

Esce “Duality”, album ispirato dal Giappone, con due anime scisse, elettronica e piano. L’intervista

Dardust è l’esploratore, DRD è il produttore pop, Dario Faini è l’autore: sono le tre anime di un artista che è difficile da definire, tante sono le sue attività: la firma per i maggiori nomi del mainstream italiano, il producer, e l’artista che ha lavorato sull’esplorazione del confine tra elettronica e neoclassica. Tre nomi, ma senza soluzione di continuità, anche se il nuovo album “Duality” è un’opera di Dardust. Ed è un lavoro in cui Faini ha scelto di scindere le sue anime: da un lato l’elettronica, dall’altro lato il piano solo. 

Come è nato questo progetto?
Il progetto è nato due anni fa, l’idea era quella di andare in Giappone a registrarlo, dato che ad ogni disco ho sempre associato un viaggio e un luogo che mi ha ispirato sul lato musicale. Questo era il disco giapponese, ma per via del covid non siamo potuti partire. Quindi ho immaginato e sognato il Giappone attraverso la musica, i film, i libri, leggendo gli haiku giapponesi, i libri di Yukio Mishima, vedendo i film di Miyazaki, vedendo mostre. Ho cercato poi di prendere alcuni dogmi del pensiero giapponese che già comunque condividevo e vivevo e li ho fatti miei.

Un album con due anime. 
Si, per la prima volta rispetto ai dischi precedenti i due lati del disco presentano due anime totalmente indipendenti che non comunicano tra di loro. Per il piano solo mi sono affidato al produttore italo giapponese Taketo Gohara, per rimanere minimale e semplice nelle composizioni. Il Piano solo rappresenta l’emisfero destro del cervello, chiamato anche il poeta, in cui non è intervenuta la parte sinistra, più ingegneristica, l’architetto. La parte elettronica l’ho lavorata in due anni, nel dettaglio, cambiando gli arrangiamenti, cercando sempre nuove soluzioni ai brani. 

Nella parte elettronica si passa da suoni massimalisti ad un approccio più minimale.
Ho lavorato senza una bussola predefinita, mentre nel piano avevo dei limiti e dei paletti. Sono partito da dei temi. Nel lato elettronico ogni brano ha un tema e una melodia. Spesso nell’elettronica più radicale la melodia è vista come un corpo estraneo, come se ci fosse una sorta di pregiudizio. Io ho voluto creare un ponte tra sperimentazione e cultura pop. Questa era la mia ambizione, che non fosse un lato del disco sterile e solo cool sul lato del sound design. Ho lavorato nel dettaglio, con grande pazienza, cercando di dare più sfumature possibili sia attraverso un approccio analogico che digitale. Tradizione e futuro si incontrano in questo lato.

Citi tra le influenze i Goblin, Moroder e la Italo disco, addirittura il Rondò Venziano. Ma ci sono riferimenti all'elettronica contemporanea inglese: c’è qualche nome tra i producer attuali che ritieni particolarmente importante?
Direi Jon Hopkins e Jamie XX, anche se spero di avere individuato un suono originale, senza reference. L’obiettivo della visione totale era quello di raggiungere un equilibrio nuovo, non associabile a nulla.
Tra i producer attuali Jon Hopkins rimane sicuramente uno dei produttori che mi affascina di più, sia per il sound design, per l’approccio che ha a livello di flow. Mi piace anche Fred Again.. 
Per quanto riguarda gli italiani apprezzo l’approccio di thasup nell’elaborare il beat, è stato un game changer nell’approccio alla produzione.

Tu sei stato tra i primi in Italia a volere che il nome del producer venisse riconosciuto esplicitamente nei crediti della canzone. Come credi sia la situazione oggi da questo punto di vista?
Mi piacerebbe essere ricordato più come artista che come producer. Mi fa comunque piacere che una figura che solitamente sta sempre dietro le quinte sia stata oggi valorizzata, è un segno importante e di merito di cui va preso atto, spero che questa cosa avvenga sempre più anche per quanto riguarda gli autori, fondamentali per gli artisti. 
La situazione odierna dei producer oggi così come per gli artisti è che ce ne sono sempre di più, questo è un aspetto democratico e positivo che può portare al rinnovamento del sound italiano. 
Mi auguro che crescano produttori che creino un sound innovativo e non uno internazionale declinato per l’Italia, perché questo è quello che a volte sento. Spero esca sempre di più un suono italiano riconoscibile all’estero.

Come non funziona della musica elettronica italiana oggi, secondo te?
La musica elettronica italiana oggi sicuramente è un genere più di nicchia che crea meno attenzione rispetto ad altri generi. Siamo dominati da un esercito di artisti urban-pop ormai e da un pubblico più direzionato verso quel mondo. Anche gli artisti mainstream sono vicini a questo linguaggio.
Per questo l’elettronica rimane un genere di nicchia, all’interno della quale vedo che c’è un approccio molto radical chic e conservatore che ha quasi un pregiudizio verso artisti che cercano di avvicinare la cultura pop all’elettronica. Spero che questo approccio cambi.

Sul piano solo, chi ha influenzato questo album?
I riferimenti per la parte piano solo sono stati principalmente Sakamoto e Hisaishi, due pianisti e compositori giapponesi che mi hanno formato e appassionato da sempre. 
Ma paradossalmente credo che sulla scrittura dei temi e sull’approccio melodico, oltre ai riferimenti giapponesi, sia il mio disco più italiano di sempre perché il background melodico è fondamentalmente molto nazionale. 

La parte di piano è un altro concept album, giusto?
Il concept della parte di piano solo è legato alle 4 stagioni e sarà totalmente scenografato e portato sul palco nel Duality Tour da marzo. Sarà uno spettacolo diviso in due atti, la prima parte sarà proprio sullo scorrere delle 4 stagioni, tradotto in maniera teatrale sia da un uso tradizionale delle scenografie sia da un uso più contemporaneo e futurista. Non vedo l’ora di vedere rappresentato questa sorta di film. 
“Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera” di Kim-Ki Duc è un film che mi ha ispirato perché rappresenta un ciclo narrativo che parte dalla primavera e che termina con la primavera successiva, questa filosofia sarà trasformata e tradotta in ambito teatrale in occasione del tour.

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