Si intitola "Campo di Marte": è l'album d'esordio dei Cassandra, band fiorentina composta da Matteo Ravazzi (voce), Francesco Ravazzi (chitarra) e Giovanni Sarti (batteria) che si era fatta notare alle selezioni di X Factor, dove era arrivata fino ai bootcamp con "Kate Moss", pubblicata come singolo lo scorso autunno. L'album, prodotto da Marco Carnesecchi, è stato registrato all’UnderRoof Studio di Firenze e al FirstLine Studio di Follonica (GR), mixato e masterizzato da Alex Marton. Esce per una storica etichetta italiana, la Mescal, che in passato ha lavorato con artisti come Afterhours, Bluvertigo, La Crus e Perturbazione, più recentemente al lavoro con Bugo e con Ermal Meta.
Il titolo, spiegano, è un omaggio alla loro città: "Campo di Marte è il quartiere dove abbiamo vissuto tutti e tre e dove è stato scritto il disco. Volevamo dare la precisa idea di un punto di partenza, delle nostre radici, di far capire subito dal titolo la genuinità del disco. Come a dire "Qui si parla di noi, si parla del nostro mondo: date un’occhiata".
L'album contiene "Novembre", una canzone con un omaggio a Vasco Rossi ("La radio suona Sally", attacca il ritornello). "Lunga vita a Vasco", racconta la band a Rockol. "Vasco fa parte dei nostri ascolti, delle nostre radici, è uno di quelli artisti che abbiamo sotto pelle, forse è l'unico artista italiano che mette d'accordo tutti e tre, soprattutto quello degli anni '80 - primi '90.
Quando è così non c'è bisogno di fare omaggi, non è una cosa realmente voluta ma si manifesta in maniera inconscia".
Ecco la versione acustica che il gruppo ha inciso per Rockol.
Tra i brani del disco, anche uno dal titolo particolarmente efficace per raccontare l'ultimo periodo: "Il 2020 non esiste": "Lo diciamo sempre: noi scriviamo per soddisfare una nostra urgenza di benessere, è la nostra personale medicina, la nostra terapia. Il 2020 è stato un anno che ci è cascato addosso come uno tsunami e l'unico modo che avevamo per arrivare in fondo era quello di scrivere canzoni e tentare di esorcizzarlo. Poi non riguarda solo il 2020 ma tutte quelle cose più grandi di noi, che non riusciamo ad affrontarle se non facendo musica".
Quanto all'esperienza di X Factor, il gruppo racconta: "Ci ha lasciato qualche consapevolezza in più, sicuramente. Ci siamo ancora più convinti che la nostra cifra stilistica, nel bene o nel male, è ben definita e arriva dritta e chiara, anche attraverso un contenitore così forte come può essere la TV. Poi il confronto con altri artisti e con altre realtà, non può che far crescere".