Chi ha mai visto dal vivo Van Morrison, conosce la particolare forma di esperienza di un suo concerto. Chi non l'ha mai visto, può capirla attraverso il suo primo livestream, disponibile su Nugs.net a 15 euro. In breve: musica ed esecuzioni impeccabili, ma praticamente nessuna concessione e nessuna interazione con il pubblico. Van Morrison canta quasi immobile di fronte al microfono, sfoderando una voce pazzesca. E tu ti chiedi: ma come fa?
Ecco, anche in digitale è così: certo manca la consapevolezza di essere di fronte ad un'icona vivente, e di vederlo in diretta: il livestream è stato registrato qualche giorno fa ai Real World Studios e trasmesso per la prima volta ieri sera. Ma per il resto non cambia nulla: la band entra, il chitarrista annuncia Van Morrison, che inizia a cantare per un'ora e mezza, senza dire una parola, come se il pubblico non ci fosse.
È uguale a se stesso da decenni: cappellaccio, completo gessato, occhiali scuri. Ogni tanto il sax, la chitarra o l'armonica. Pochi gesti sicuri per dirigere la band, impeccabile, di nove elementi. Van Morrison non sembra invecchiato, forse perché è sempre stato vintage.
Ecco l'inizio del concerto.
Il suono è quello di sempre: blues, soul, jazz. La band gira che è una meraviglia, la sua voce è una delle migliori mai esistite: non c'è altro da dire. La prima parte del concerto è interamente dedicata al "Latest record project", che in maniera iper-didascalica è il titolo del disco uscito questo venerdì: ci sarebbero un po' di cose da dire, e ne parleremo con calma nella recensione dei prossimi giorni. Come ormai da tempo, le canzoni sono spesso un'ode ai bei tempi andati, suonano "alla Van Morrison" e sono senza tempo. Potrebbe averle incise anche 20 anni fa. Il tutto culmina in "Where have all the rebels gone" e "Why are you on Facebook?": una canzone un po' boomer, ma Van The Man non è mai stato un campione di simpatia e diplomazia, si sa. Non ci sono, per fortuna, le canzoni contro il lockdown, e neanche quella complottista dell'ultimo album "They own the media", in cui ci spiega come siamo manipolati dai mezzi di comunicazione (ma poi chi sarebbero questi "They"?).
La seconda parte è dedicata al repertorio: e anche qua poche concessioni: una stupenda "Saint Dominic's Preview", "Have I Told You Lately" in versione soul, una potente sequenza "Baby, Please Don't Go / Got My Mojo Working", il finale con la cover di "Boom boom" di John Lee Hooker. Lascia fuori "Moondance", "Brown eyed girl" e "Gloria" che spesso appaiono in scaletta.
Peccato, ma non troppo: un'ora e mezza di grande musica, audio e video impeccabili. Van The Man, in tutto il suo splendore e le sue contraddizioni, che sono ormai antiche.