`Paul non è morto´: lo dice il meccanico (italiano) della sua Aston Martin

"Paul is dead". "Paul è morto", recita dalla fine degli anni sessanta una leggenda metropolitana condivisa da alcuni fan dei Beatles. Secondo questa storia e suoi sostenitori, Paul McCartney sarebbe morto il 9 novembre del 1966 in un incidente stradale e sarebbe poi stato sostituito da un sosia di nome William Campbell, un ex poliziotto che gli assomigliava come una goccia d'acqua. Oggi però questa leggenda dalle tinte complottiste, sempre messa in dubbio dai più, forse finirà per davvero una volta per tutte. A smentirla in modo piuttosto secco ci ha pensato Walter Baroni, titolare dell'officina di Corsico che in questi giorni ospita proprio "l'auto del mistero", quella dentro la quale il bassista dei Beatles sarebbe morto: è una Aston Martin DB5 color Sierra Blu, la stessa macchina che James Bond guidava nel film "Goldfinger", prodotta solo in 900 esemplari.
"L'incidente che Paul McCartney fece nel 1966 con la sua Aston Martin DB5 non poteva essere fatale", sostiene Baroni, "Quando ho smontato il muso dell'auto mi sono accorto che aveva subìto uno scontro: ma non così forte da provocare la morte di Paul''. Dichiarazioni difficilmente equivocabili, che sembrano porre fine una volta per tutte alla teoria "Paul is dead".
Secondo i suoi sostenitori però, sarebbero stati gli stessi Beatles, una volta accaduto il fatto, ad architettare la sostituzione e al tempo stesso a disseminare nelle copertine e nei libretti dei loro album diversi indizi riguardo alla scomparsa di Sir Paul: da "Revolver" a "Sgt.Pepper's lonely heart club bands", fino a "Abbey road" sono innumerevoli i riferimenti alla tragedia che i fan più fantasiosi hanno raccolto in questi anni, ispirano libri, articoli e inchieste. Tutto falso però, stando all'analisi del meccanico Walter Baroni.

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