Rockol - sezioni principali

Recensioni / 03 giu 2019

Renato Zanganelli - MA CHI ERANO MAI QUESTI BEATLES? - la recensione

Voto Rockol: 3.0/5
MA CHI ERANO MAI QUESTI BEATLES?
Renato Zanganelli

Non conoscendo l’autore, ho cercato notizie su di lui in rete, e ho appreso che è una persona per me assai ammirevole: uno che ha lavorato tutta la vita con i libri. Già questo mi ha bendisposto nei suoi confronti: condividiamo almeno un’altra passione, oltre a quella per i Beatles. E ho ricevuto e letto con piacere questo suo libro che ha per sottotitolo “un’esperienza personale” - questo è, infatti. Un libro in cui si parla di Beatles da appassionato, e non da storico o da critico, procedendo per argomenti e temi e non per cronologie di carriera o discografiche. Un libro raccontato, insomma: come se Zanganelli fosse seduto in un bar di Milano, la sua città adottiva – è un biellese cresciuto a Gallarate – e avesse voglia di condividere con alcuni amici la sua conoscenza dei Fab Four, chiacchierando davanti a un bicchiere.
Per questo l’ho letto, diversamente da come faccio di solito, senza la matita rossa e blu in mano. Perché è un libro, se mi perdonate l’espressione banalissima, scritto col cuore, e si sente.

Certo, magari un po’ di attenzione ai dettagli non avrebbe guastato. Per dire: la foto della quarta di copertina non è, come dice il risguardo, sul tetto di Abbey Road, ma di Savile Row – l’ultimo concerto insieme; e quel giorno, il 30 gennaio 1969, Paul McCartney non poteva ancora – diversamente da come è scritto sulla quarta di copertina - essere oppresso dall’invadenza di Phil Spector, che non era ancora stato incaricato da John di lavorare sui nastri di quello che diventerà “Let it be”, cosa che succederà un anno dopo quel concerto. Ma, come dicevo, la matita rossa e blu l’ho usata solo per la copertina, poi l’ho messa da parte. E mi sono letto il libro senza più l’approccio del critico e dello storico beatlesiano, ma come se stessi ascoltando un amico raccontarmi di un gruppo che non conoscevo. E mi è piaciuto.

Franco Zanetti