«AMBULANCE SONGS - Luca Buonaguidi – Salvatore Setola» la recensione di Rockol

Luca Buonaguidi – Salvatore Setola - AMBULANCE SONGS - la recensione

Recensione del 20 mag 2019

La recensione

Lontano come sono, da lettore e da autore, dal modo e dallo stile di scrivere di musica che è la cifra di questo libro – e che avevo “assaggiato” aprendolo qua e là a caso, come si fa il tassello all’anguria – confesso di averlo iniziato per dovere, per la maledetta e vincolante abitudine professionale di leggere tutti i libri che mi vengono inviati per recensione. Me lo sono portato in vasca da bagno, convinto che avrei faticato ad andare oltre le prime trenta/quaranta pagine, e invece l’ho finito completamente (le pagine sono 252), rabboccando l’acqua calda nella vasca di tanto in tanto per non prendermi un raffreddore.

Sono rimasto della mia idea, per quanto mi riguarda personalmente: non scriverei un libro in questo modo, e quella volta che ho scritto un libro raccontando canzoni una per una – più di dieci anni fa, s’intitolava “Avant Pop” – l’ho fatto con tutt’altro approccio, raccontando il più oggettivamente possibile le storie delle canzoni di cui mi ero occupato, abbondando in informazioni e dettagli e lasciando completamente fuori i miei gusti e le mie opinioni. Più o meno come ho fatto quando ho scritto nel 2012 “Il Libro Bianco dei Beatles”, nel quale ho schivato come la peste gli aggettivi qualificativi e i giudizio di merito.

Questione di punti di vista. Ma se sottolineo il mio, è per farvi capire che l’apprezzamento che esprimo per il lavoro di Buonaguidi e Setola vale un po’ di più, in fondo, dell’apprezzamento che ho espresso in questa rubrica per libri che mi “assomigliano” di più.

Gli autori scrivono di canzoni, appunto, e il sottotitolo è “Non dimenticare le canzoni che ti hanno salvato la vita” (ne è nato anche un blog, che vi invito a visitare, e al quale vi invito magari anche a contribuire).

In “Ambulance Songs” le canzoni non sono (soltanto) raccontate e descritte: sono proprio narrate e quasi rielaborate, sono usate come generatrici di racconti e poesie non necessariamente e non sempre direttamente connessi alle canzoni stesse, sono sviscerate – scusate il verbo, ma rende l’idea – proprio nel senso che sono il punto di partenza per riflessioni, confessioni, connessioni che rispecchiano la profondità, quasi la violenza con la quale hanno interagito con la vita (e la cultura) degli autori. Alcune di queste canzoni le conosco, altre no (gli autori sono più giovani di me e hanno frequentato discografie diverse da quelle che ho coltivato io); qualche volta, leggendo, mi è venuta voglia di andarle ad ascoltare, certe canzoni delle quali scrivono, un po’ come mi era successo quando ho avuto per le mani “Superonda” di Valerio Mattioli (la recensione qui), che peraltro è scritto con un’attitudine profondamente diversa e a me più consona. Ma ero in vasca da bagno, come vi ho detto, e non volevo rischiare che l’iPhone mi finisse in acqua.

 

Franco Zanetti

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