US AND THEM – LA DISTOPIA ROCK DEI PINK FLOYD

Matteo Palombi

Voto Rockol: 2.5 / 5

 

L’ho già scritto altre volte nelle recensioni di questa rubrica: a me piacciono i libri che raccontano i fatti e le storie dei dischi e dei musicisti, mentre mi danno un po’ di orticaria quelli che analizzano le canzoni – sia la parte musicale, dissezionandola da un punto di vista musicologico, sia la parte testuale, vuoi quando tratta i testi delle canzoni come poesie, cosa che non sono, vuoi quando li tratta come testi letterari da sottoporre al microscopio della ricerca lessicale, o all’interpretazione delle intenzioni dell’autore. 
Credo davvero avesse ragione John Lennon, che a proposito di due versi di “I am the walrus” - “Expert textpert choking smokers / Don’t you think the joker laughs at you?” disse all’amico Pete Shotton, riferendosi agli accademici e a quanti cercavano significati nascosti nei testi delle sue: “Vediamo quei cazzoni come la interpretano, questa canzone”.
E un’altra cosa che non mi finisce di convincere sono i libri ricavati da una tesi di laurea – come questo presumibilmente è, visto che l’autore nel 2017, all’età di 23 anni, “si è laureato in lettere presso la Sapienza di Roma con una tesi in letteratura inglese sulle liriche di Roger Waters”. Ora: chi scrive una tesi ha (giustamente) lo scopo di far vedere quant’è bravo ai suoi esaminatori, ed è tenuto a farlo rispettando certe prassi e l’uso di certe modalità. E così nel primo capitolo di questo libro troviamo frasi come “dall’entropi-fonia all’antropo-fonia” (eh?) e come “una volontaria scelta tematica e, se vogliamo, diastratica” (EH?); troviamo abbondanti citazioni nella forma accademica (“U.Eco: 418”), (Bowman:103), (Rose 2015:8), roba da crittogrammi della Settimana Enigmistica; e troviamo l’uso di ivi, ibidem, et al., roba appunto da tesi in letteratura.
(A parte che tutto ciò sarebbe più convincente se già nel capitolo 1 non ci fosse, a pagina 24, un meraviglioso “nessun’altro” – si vede che i laureati in lettere moderne non frequentano corsi di grammatica elementare).
Ma sto diventando acido, e mi fermo qui.
La riflessione, però, è più ampia: un libro pubblicato per essere letto dal lettore comune, per quanto fan dei Pink Floyd, dev’essere una lettura che interessa e coinvolge, non può (o almeno non dovrebbe) tenerlo a distanza con metodologie accademiche, perché altrimenti il lettore – il lettore medio, come me – si annoia.
Come capirete, e come mi capita raramente, non ho finito di leggere questo libro. Ma se voi la pensate diversamente da come vi ho detto finora che la penso io, allora ve lo raccomando serenamente.

Franco Zanetti