«ECCO A VOI (UNA STORIA ITALIANA) - Pippo Baudo con Paolo Conti» la recensione di Rockol

Pippo Baudo con Paolo Conti - ECCO A VOI (UNA STORIA ITALIANA) - la recensione

Recensione del 26 nov 2018

La recensione

 

Questa è la recensione di una grande occasione sprecata malamente. Pippo Baudo è un pezzo importante di storia della televisione italiana; di storie ne ha migliaia da raccontare, e anche se alcune di queste non sono raccontabili – perché rivelerebbero retroscena che Baudo preferisce non rendere noti – quelle che invece raccontabili lo sono andrebbero raccontate bene, con abbondanza di dettagli, con un linguaggio accattivante, e soprattutto senza sbagliare nomi, date, citazioni, riferimenti.

Ero molto curioso di questo libro, l’ho chiesto all’editore, e ho cominciato a leggerlo senza prevenzione alcuna, anzi con un’aspettativa molto positiva.

E l’ho trovato, purtroppo, molto deludente. Non solo perché il tono e lo stile non sono brillanti, non solo perché la struttura è rigida e ripetitiva – tocca il nadir nelle pagine riservate al Festival di Sanremo – e ogni personaggio rievocato da Baudo è raccontato (inutilmente, peraltro) come se fosse una voce di Wikipedia. Ma anche, e soprattutto, perché mi pare impossibile che nessuno – né Paolo Conti, che suppongo abbia raccolto i ricordi dalla voce di Baudo, né un editor anche junior, si sia preso la briga di controllare la correttezza delle informazioni contenute nel libro.

Adesso voi magari pensate che stia esagerando, e allora vi faccio l’elenco di quello che ho trovato di sbagliato. Così capite perché sono deluso e anche un po’ scandalizzato dalla sciatteria con cui è stato messo insieme “Ecco a voi”.

 

A pagina 7: "il maestro Alberto Manzi e il professor Raffaele Cutolo": si allude a Alessandro Cutolo, conduttore negli anni Cinquanta di "Una risposta per voi".

A pagina 21: “Mina è nata a Cremona”. No, è nata a Busto Arsizio. 

A pagina 40: (si parla del Festival di Sanremo del 1968) “E infatti arrivò una piccola rivoluzione, con la possibilità di accoppiata fra cantanti italiani e cantanti stranieri”. Il primo Festival di Sanremo che ha visto la doppia esecuzione con cantanti stranieri è del 1964 - quello del 1968 era già il quinto consecutivo.

A pagina 48: (si parla di “Carosello”) “ ‘Il signore sì che se ne intende’, per un liquore con Gino Cervi”: no, lo slogan per un liquore pubblicizzato da Gino Cervi era “il brandy che crea un’atmosfera” (“il signore sì che se ne intende” era lo slogan per Stock 84, che Cervi non pubblicizzò mai).

A pagina 92: (si parla di Domenico Modugno): “In realtà però lui era nato a San Pietro Vernotico; lì il padre era capitano dei vigili urbani. La madre era siciliana, il padre pugliese”. Non è vero. Domenico Modugno è nato nel 1928 a Polignano a Mare, dove il padre Vito Cosimo era comandante della polizia locale. La madre di Modugno, Pasqua Lorusso, era di Conversano, quindi era pugliese, non siciliana. La famiglia si trasferì a San Pietro Vernotico nel 1935, quando Domenico aveva sette anni.

A pagina 105: “Uno dei primi a creare un programma strutturato con la cucina come protagonista fu proprio Corrado, con ‘Il pranzo è servito’”. Macché: il titolo era relativo all’ora in cui il programma andava in onda, era un quiz il cui unico riferimento alla cucina era un tabellone raffigurante le cinque portate tradizionali del pranzo: primo, secondo, formaggio, dolce e frutta.

A pagina 107: "il simpaticissimo comico Pino Scotti": sarebe Tino Scotti.

A pagina 119: “ ‘Un amore così grande’, una bella canzone… scritta da Detto Mariano”: no, gli autori di “Un amore così grande” sono Guido Maria Ferilli e Antonella Maggio.

A pagina 120 e 121: il regista e autore di canzoni Lucio Fulci è chiamato due volte Lucio Pulci.

A pagina 121: (si parla del Cantagiro 1962): “A Salerno Gino Paoli cantò di spalle”. Nel 1962 Gino Paoli non partecipò al Cantagiro – partecipò nel 1963.

A pagina 123: (si parla di Celentano) “L’originalissimo ‘Yuppi du’, che diventò un film di grande successo”. No: “Yuppi du” era la canzone del film, e diventò un successo grazie al film, e dopo il film.

A pagina 128: "il famoso Mickey Rooney che tanto successo avrebbe avuto negli anni successivi a Studio Uno": sarebbe Mac Ronay.

A pagina 130: (si parla di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello): “Dopo una lunga carriera all’ombra della RAI furono attratti da Fininvest”. Ma come? A pagina 67, dopo averci spiegato nel dettaglio che Sandra e Raimondo “restarono al verde” per colpa di un commercialista disonesto, e furono salvati da Berlusconi, si scrive che “cominciarono a lavorare per Mediaset” perché “ne furono attratti”?

A pagina 142: (si parla di Marcello Marchesi e si citano i suoi slogan pubblicitari) “Con quel sorriso può dire ciò che vuole”. Sbagliato, era “con quella bocca può dire ciò che vuole” (frase che peraltro era stata citata correttamente a pagina 47).

A pagina 146: (ancora Marcello Marchesi e i suoi aforismi): “purché la morte ci trovi vivi”. No, la citazione corretta è “L’importante è che la morte ci trovi vivi”.

A pagina 154: è sostanzialmente ripetuta da pagina 65 la storia di “Baciami stupido”.

A pagina 158: (si parla di Mina) “Nacque allora Baby Gate, che dal 1958 in poi incise una serie interminabile di grandi successi…” (segue elenco di successi - ma di Mina). Baby Gate è stato uno pseudonimo adottato da Mina per differenziare la produzione discografica in italiano da quella in inglese: come Baby Gate Mina pubblicò cinque 45 giri, nessuno di grande successo, fra il 1958 e il 1959.

A pagina 221: (si parla di Indro Montanelli): “Lui parlò ancora del suo libro intitolato ‘Villa Wanda’, la storia di una casa chiusa”. No: Il libro, in effetti un pamphlet sulla legge Merlin, è intitolato “Addio Wanda!” (Villa Wanda è la villa di Licio Gelli).

A pagina 233, Cindy Lauper è scritto così, sbagliato – si scrive Cyndi Lauper.

A pagina 231: (si parla di Eros Ramazzotti) “Portò ‘Terra promessa’, l’aveva scritta con l’aiuto del padre cantautore”. Bisognerebbe sentire che ne pensano Renato Brioschi e Alberto Salerno, che la firmano…

A pagina 245: tutto il racconto riguardante Bocelli e relativo all’inizio del successo internazionale di “Con te partirò” è sbagliato. Così è nel libro:

“Anche il destino, sempre in quel 1995, giocò la sua parte. In Germania si giocava un attesissimo incontro di boxe in diretta TV. Imprevedibilmente, si concluse prestissimo al primo round per KO. E così, per coprire il vuoto, misero proprio ‘Con te partirò’”.

E invece non andò assolutamente così. 

“Con te partirò” era già stata un successo in Francia e in Belgio. Quando il pugile Henry Maske decise di combattere il suo incontro d’addio, nel 1996 e non nel 1995, chiamò Andrea Bocelli e Sarah Brightman a cantare in quell’occasione la versione inglese della canzone, “Time to say goodbye”. Era stata la Brightman, che aveva sentito la versione di Bocelli trasmessa in un ristorante, a contattare il cantante italiano per proporgli un duetto. La Brightman era amica di Maske, e il pugile – che era noto perché era solito scegliere delle canzoni con le quali aprire i suoi combattimenti – in quello, che fu l’ultimo incontro della carriera, fu sconfitto dallo statunitense Virgin Hill; ma ai punti, non per KO.

Direi che basta così. 

Ora: supponiamo anche che la memoria di Baudo abbia fatto cilecca tutte queste volte. Ma Paolo Conti non gliel’ha fatto notare? Se è vero che, come dice la fascetta del libro, il giornalista, classe 1954, si occupa di “beni culturali, attualità e costume”, non avrebbe dovuto accorgersi di tutte queste discrepanze, incongruenze e veri e propri errori?

E in casa editrice il testo non è stato sottoposto a una revisione? Non serviva molto: la mia, di lettura, è stata fatta in maniera non scientifica, andando solo a controllare quel che a memoria (o per mia conoscenza) non mi sembrava corretto. Un editor appena decente avrebbe fatto più e meglio di me.

Ecco perché scrivevo che questo libro è una grande occasione sprecata malamente. Le memorie di Pippo Baudo meritavano molta più cura, molta più attenzione e anche molto più rispetto. 

E mi sorprende che, dei tanti colleghi che hanno già scritto di questo libro, nessuno si sia accorto di ciò che ho notato io. Forse ne hanno scritto senza averlo letto. E anche questa è mancanza di rispetto – nei confronti di Baudo, e dei loro lettori.

Franco Zanetti

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