FAR ABOVE THE WORLD

A cura di A. Amendola e L. Barone

Questo libro non è alla portata di tutti. Certamente non alla mia, almeno. Per leggerlo interamente ho impiegato un paio di mesi, dedicandomi a un capitolo per volta, poi lasciando decantare il volume e riprendendolo dopo qualche giorno. Non è una biografia di Bowie, non è un’analisi delle sue canzoni; è invece una raccolta di saggi critici: in sostanza, la trascrizione degli interventi tenuti il 7 novembre 2014 presso l’Università di Salerno in occasione di una giornata di studi intitolata “And nothing has changed, everything has changed: 50 anni di David Bowie” (il sottotitolo del libro è “David Bowie fra consumi culturali e analisi del discorso”).

Da appassionato di musica rock (e non solo), non può che farmi piacere constatare che essa diventi argomento di discussione accademico. Da autodidatta non laureato, però, trovo davvero difficoltoso affrontare analisi così approfondite, così specialistiche, così colte. In questo periodo, in cui si parla molto dell’opportunità di insegnare nelle scuole i testi della cosiddetta “canzone d’autore” (eventualità che vedo come la peste nera, perché a mio avviso avrebbe l’effetto di allontanare i ragazzi dalla materia, anziché avvicinarli), mi interrogo anche, sollecitato da questo libro, se davvero sia utile (e se lo è, a chi lo è) affrontare la musica che a me piace ancora definire “leggera” con una serietà che sconfina nella seriosità. “Musica, testi, video, sessualità, letteratura, cinema, teatro, fumetto”, elenca la prefazione, annunciando le chiavi di lettura attraverso le quali i relatori hanno esaminato David Bowie. Tutti spunti interessanti, intendiamoci; ma se l’approccio è così alto e – appunto – accademico, se il linguaggio è così “scientifico”, il risultato è che il lettore medio, quale io sono, si trova spaesato e, inevitabilmente, quasi respinto, per quanto sia forte il suo interesse per l’artista. (Come, del resto, il lettore medio che non ha familiarità con l’inglese è impossibilitato a leggere due dei dodici capitoli, che per imperscrutabili ragioni sono pubblicati appunto in inglese – ed è un peccato, perché il primo, soprattutto, quello firmato da Linda Barone, è davvero pregevole).

Non darò una valutazione in stelle a questo libro: non possiedo gli strumenti per farlo, non sarebbe corretto.

Franco Zanetti