Recuperando, rielaborando e ampliando il materiale raccolto per la sua trasmissione televisiva “Segreti Pop” (Rai Uno), l’ottimo Michele Bovi confeziona un interessante libro/inchiesta sulle infiltrazioni, occulte o palesi, di malavita, mafie, servizi segreti all’interno della scena musicale italiana, in patria e all’estero, dall’inizio a fin quasi alla fine del secolo scorso. Sono numerosi gli episodi riferiti da Bovi nel suo libro, alcuni abbastanza noti, altri del tutto inediti, e la competenza dell’autore fa sì che la lettura sia esente da pecche, svarioni ed errate datazioni – il che non si può certo dire della gran parte dei libri di cui ci capita di scrivere.
Mentre leggevo, mi domandavo continuamente se fra, che so, cent’anni qualcuno potrà scrivere un libro analogo trattando lo stesso argomento, ma relativamente all’industria musicale del primo secolo di questo millennio. Temo di no: come spiega ampiamente l’autore, l’interesse della malavita, dei faccendieri, degli speculatori va dove ci sono i soldi, e ormai di soldi nell’industria musicale ce ne sono rimasti ben pochi...
A completamento del volume, due capitoli aggiuntivi dedicati rispettivamente al mondo dei night-club e a quei progenitori del videoclip che sono stati i filmati dei video-juke box (anche questi, specialmente ils econdo, argomenti che Bovi conosce a menadito).
Divertente e puntuale, informato e succoso: consigliato non solo agli appassionati della storia della musica, ma anche a quelli della storia tout court.
(Franco Zanett)i