«MICHELE PIACENTINI - - Aldo Colonna -» la recensione di Rockol

Aldo Colonna - - MICHELE PIACENTINI - - la recensione

Recensione del 26 gen 2017 a cura di Franco Zanetti

(Bompiani/Imprimatur)

La recensione

Mi aspettavo, e in parte temevo - e per fortuna non si è verificata - un’alluvione di pubblicazioni librarie in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della morte di Luigi Tenco. Dico “temevo” perché la bibliografia sul cantautore scomparso nel 1967 è già sufficientemente affollata (
ne abbiamo dato conto qui ) e francamente non si sente un gran bisogno di ampliamenti.

A meno che sull’argomento non si eserciti, per la quarta volta (se non me ne sono persa qualcuna), Aldo Fegatelli Colonna, che torna sul luogo del delitto dopo averlo già fatto nel 1982 (“Luigi Tenco”, Lato/Side), nel 1987 (“Luigi Tenco”, Muzzio), nel 2002 (“Luigi Tenco – Vita breve e morte di un genio musicale”).

Li ho tutti tranne l’ultimo, e conosco la competenza appassionata di Colonna (il “Fegatelli” stavolta è stato messo da parte), che a Luigi Tenco ha dedicato trentacinque anni di ricerche e di studi. In questa “nuova” – nel senso che il materiale che vi è contenuto era già in parte disponibile nei libri precedenti – opera, "Vita di Luigi Tenco" (voto: tre stelle su cinque) Aldo Colonna cala la briscola, nel senso che fa nome e cognome di colui che era (o sarebbe stato) il padre naturale di Tenco. Colonna spiega di aver incontrato Carlo Micca e di aver promesso di non rivelare il suo nome finché Micca non fosse morto (su Wikipedia il nome del Micca è Ferdinando – tendo a credere più a Colonna). Ma non è certo questo il punto che può rendere obbligatoria la lettura di “Vita di Luigi Tenco”; perché la competenza di Colonna è enciclopedica, e se dispiace qualcosa è che qui appare un po’ sprecata nel disordine organizzativo di un volume che sembra più una raccolta di contributi sparsi che un effettivo riordino, definitivo per quanto possibile, del materiale informativo a disposizione dell’autore; che, ripeto, è abbondantissimo, e in parte finora inedito, grazie anche alla sua frequentazione – che ha avuto alti e bassi – con Valentino Tenco, il fratellastro autonominatosi custode della memoria di Luigi. Il libro di Colonna propone in appendice un esaustivo corredo di note e una dettagliatissima discografia curata da Enrico De Angelis, Michele Neri e Franco Settimo; si apre, ahimé, con una ampollosa (e inutile) prefazione di Umberto Broccoli e una “Nota su Valentino Tenco”, scritta dal massmediologo Renato Salvicchi della quale pure non si sentiva granché il bisogno.



Evidentemente invece gli eredi Tenco (un gruppo di persone che cerca di esercitare una diretta influenza, spesso censoria, su quanto viene scritto detto organizzato in relazione a Luigi) sentivano il bisogno di una “biografia ufficiale”, e ne hanno incaricato Michele Piacentini, che firma e pubblica per Imprimatur “Luigi Tenco” (voto: due stelle su cinque).
Piacentini, i cui incarichi principali sono “Direttore Eventi del Museo Vespa Bici & Baci di Roma” e portavoce della famiglia di Luigi Tenco, confeziona una storia della vita dell’artista fortemente condizionata da un tono agiografico (come è sempre del resto quando si parla di “biografie ufficiali e autorizzate”) e punteggiata qua e là da spunti velenosetti nei confronti di alcune persone, anche note, che evidentemente alla famiglia Tenco non piacciono.
Naturalmente sia l’uno sia l’altro volume interpretano le vicende connesse alla morte di Tenco secondo il diverso punto di vista dei rispettivi autori. Inevitabile. Il mio parere è che, nell’impossibilità ormai acclarata di scoprire e raccontare “davvero” cosa è accaduto quella notte di gennaio nella stanza 219 della dépendance dell’Hotel Savoy di Sanremo, sulla vicenda sarebbe più saggio e rispettoso stendere un pietoso velo di oblìo, riservando a Luigi Tenco le attenzioni che merita come artista e lasciandolo, e sarebbe gran tempo, riposare in pace.


Franco Zanetti
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