Invece Gianmaria Testa aveva una delicatezza sia umana che artistica davvero unica. Sempre affettuoso - ma da buon piemontese mai in maniera sfacciata. Di persona quanto nelle canzoni.
Il miglior complimento che posso fare a “Da questa parte del mare” è che ci ho ritrovato il Gianmaria Testa che conoscevo attraverso le canzoni, attraverso le tante volte che mi è capitato di chiacchierarci in questi anni e attraverso i racconti degli amici comuni.
“Da questa parte del mare” è un autobiografia sui generis, in cui l’artista non parla di sé, ma usa aneddoti per raccontare gli altri. Frammenti di storia di un uomo dell’entroterra più duro, cresciuto coltivando la terra, diventato ferroviere per caso, cantante per vocazione e per scelta e che si è appassionato a quel mare che per un piemontese è lontano.
Gianmaria Testa diceva di non riuscire a guardare più il mediterraneo senza pensare a tutte le storie tragiche che raccoglie. A quelle storie ha dedicato il suo disco più bello, quello che condivide il titolo con questo libro, e che popola queste pagine di incontri, intervallati dai testi delle canzoni di quell'album. Lo stile è asciutto, essenziale, ma trasmette calore e compassione, senza essere mai scendere nel pietismo o nella denuncia aggressiva.
Gianmaria se n’è andato, con discrezione, lo scorso 30 marzo dopo una lunga malattia e questo libro è uscito postumo. “Da questa parte del mare” è grande lettura: per i temi, che sono sempre più di attualità, per il modo in cui vengono raccontati. E perché testimonia la passione e grande arte di un cantante e di una persona davvero unica.
(Gianni Sibilla)