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Elisa Russo - UOMINI. I RITMO TRIBALE, EDDA E LA SCENA MUSICALE MILANESE - la recensione

Recensione del 27 ott 2014

La recensione

L’età del “nuovo rock italiano”, che inizia nella seconda metà degli Ottanta e termina in una zona grigia di fine millennio, ha avuto diversi campioni. Alcuni, magari più tagliati e determinati, sono ancora in giro oggi (Afterhours, Litfiba...), altri sono caduti sotto i colpi del mercato, delle difficoltà della vita, del passare del tempo e tutte queste cose qui. Fra gli eroi di quell’epopea ci sono – di diritto e senza alcun dubbio – i Ritmo Tribale di Milano, forse una delle band più dure, personali e non omologate di quell’ondata.
Ebbene, “Uomini” è sostanzialmente una ricca, accorata e a tratti commovente storia orale della loro saga, dagli inizi come gruppo di amici che si riuniva su una panchina con una chitarra, fino ad arrivare al bivio, al momento del salto di qualità... salto che, come in tutte le storie più tragiche e belle, viene sabotato, non avviene e porta a una sequenza di eventi inaspettata. Fortunatamente con un finale che – se non possiamo definire lieto al 100%, è però un manifesto di speranza, a modo suo. Speranza rock forse, se mi si passa la definizione.
In queste 450 pagine abbondanti, Elisa Russo assembla un mosaico con tutte le tessere della Milano rock anni Ottanta e Novanta, dalle più scintillanti e colorate a quelle più luride e tossiche. E lo fa adottando una tecnica che – almeno in ambito di biografie rock – è stata maneggiata per primi da pezzi da novanta come Legs McNeil, Gilian McCain e Clinton Heylin (i primi due con “Please kill me” e il terzo con “From the Velvets to the Voidoids”). Insomma, in un libro così è il vissuto e il narrato in prima persona a essere protagonista e chi scrive si fa – volontariamente e con discrezione raffinata (più è fine, più il libro riesce, come in questo caso) – da parte, per lasciare che sia il concerto di voci a costruire la storia.
Il fulcro di “Uomini” è la band/tribù dei Ritmo Tribale, con le loro storie, lo scioglimento, la “rinascita” parziale come No Guru e il ritorno del cantante Edda in veste solista... ma attorno a queste vicende ora entusiasmanti, ora tristi, è affrescato tutto il sottobosco e il milieu musicale della Milano di quegli anni, grazie agli interventi di musicisti, discografici, addetti ai lavori, conoscenti, compagne, amici e chi più ne ha più ne metta... insomma, il libro è sui Ritmo Tribale, ma non solo su di loro.
Se avete vissuto quell’epoca, con “Uomini” scoperchierete il vaso di Pandora dei ricordi; se non c’eravate, potrete farvi un’idea precisa e viva di quegli anni. E vi verrà voglia di scoprire non solo la musica dei Ritmo, ma anche quella degli altri gruppi della loro scena.
Un libro imponente nel volume e nello sforzo compiuto per portarlo a termine. Ma che si legge d’un fiato.

(Andrea Valentini)
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