Ian Robertson - OASIS - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

Ian Robertson faceva il paracadutista nei corpi speciali inglesi (SAS) prima di trovare lavoro nel mondo dello showbiz: nel 1994 il destino lo mette sulla stessa strada di un gruppo di Manchester che si sta avviando a diventare la band più famosa del globo: gli Oasis. Tour manager dei fratelli Gallagher per 18 mesi, Robertson ha girato il mondo per il tour che ha consacrato gli Oasis come gli eredi dei Beatles. "Sesso, droga e pizza fredda" è il sottotitolo indicativo del libro, che può sicuramente essere adattato a quel tour, visto che l’autore del libro mette spesso in evidenza l’aspetto fanciullesco, per non dire puerile, soprattutto di Liam, personaggio totalmente ingestibile per gli stessi componenti del gruppo. I ricordi di un tour sono naturalmente tanti, e la narrazione che procede a piccoli paragrafi aiuta a valorizzarli tutti. Scorre però tra le righe un certo rimpianto per quella vita, ostentato con sempre maggiore evidenza da Robertson andando avanti nella lettura del libro. Dopotutto la sua relazione con gli Oasis è finita in modo turbolento, visto che l’ex-parà è stato licenziato in tronco da Liam Gallagher al termine di un rocambolesco inseguimento sui boulevard parigini. "Ora, quando sento una canzone degli Oasis alla radio, o la loro immagine virtuale appare sulle TV musicali, la sensazione di vergogna è la stessa, e non posso tollerare di guardarli o ascoltarli, devo cambiare canale. Mi vergogno per non aver tenuto duro, per non essere stato all’altezza del compito", scrive alla fine l’autore, lasciando emergere il vero fine di questo libro, che è quello di vuotare il sacco di fronte a una birra come si fa quando c’è da tirare fuori una storia d’amore finita male. In un certo girare il mondo con gli Oasis non è molto diverso da fare il parà in assetto di guerra costante, e per uno addestrato e costruito per questo, il resto delle umane esperienze risulterà quanto mai statico e noioso. E gli Oasis? Gli Oasis, dal canto loro, hanno sempre ragione e questo volume aiuta a conoscerne l’aspetto più privato, legato alla vita da backstage: non aspettatevi massime illuminanti o scoperte clamorose, perché la vita di un gruppo come loro è esattamente come ve la potete immaginare, vale a dire ‘divertente’. Lo champagne scaccia la noia che è un piacere e per il resto non c’è altro da fare che aspettare il momento di cantare: Noel, con le sue splendide canzoni, mette tutti al sicuro. Questo libro è un bigliettino di "buon viaggio" agli Oasis, firmato Ian Robertson: una volta tanto l’affrancatura è a carico del destinatario...

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