«ANTHONY PHILLIPS – THE EXILE - Mario Giammetti» la recensione di Rockol

Mario Giammetti - ANTHONY PHILLIPS – THE EXILE - la recensione

Recensione del 13 apr 2009

La recensione

Mario Giammetti, curatore della fanzine Dusk e già autore di libri monografici su Phil Collins, Steve Hackett e Tony Banks nell’ambito della collana “Genesis Files”, si concentra questa volta sulla figura più elusiva e dimenticata del lotto: il chitarrista Anthony Phillips, cofondatore, principale compositore e primo motore creativo del gruppo ai tempi di un disco giustamente rivalutato a posteriori come “Trespass”. Antidivo per natura e per capriccio del destino, vittima di sfortune e vicissitudini discografiche oltre che di certe sue attitudini artistiche e caratteriali, Phillips è un personaggio trascuratissimo dalla bibliografia rock: utile e prezioso, dunque, il volume di Giammetti, pensato e scritto ad uso dei fan più che con intenti divulgativi (ogni titolo dello sterminato repertorio è analizzato in dettaglio) e arricchito da una mole di informazioni spesso ricavate di prima mano grazie alla familiarità di lunga data che l’autore può vantare nei riguardi dell’artista e del suo entourage. Phillips ne esce come un esiliato in parte volontario dall’industria discografica (lasciò i Genesis nel luglio del 1970, debilitato dalla mononucleosi e dalle durezze della vita on the road), una sorta di impiegato o di operaio della musica che per sbarcare il lunario è costretto a lavorare a ritmi forsennati sulle library degli editori musicali e per la televisione britannica; ma anche capace, quando il tempo e le circostanze glielo consentono, di pubblicare album (“The geese and the ghost”, “Slow dance”) che rivelano una sensibilità musicale fuori dal comune, frutto di un approccio serio e rigoroso alla musica, con un gusto sempre delizioso nell’approccio alla chitarra dodici corde e qualche sortita curiosa e interessante anche sul fronte dell’elettronica. Non un Pete Best qualunque, insomma: piuttosto un timido, riservato artigiano d’altri tempi, a disagio con i meccanismi industriali del moderno music business.
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