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Maurizio Becker - QUANTO MI DAI PER ENDRIGO? MARIO MINASI: STORIA DI UN IMPRESARIO.... - la recensione

Recensione del 03 nov 2008

La recensione

Dio, come invidio Maurizio Becker! Scrive i libri che gli piace scrivere (e che piacerebbe scrivere anche a me, se ne fossi capace) e lavora per un editore che gli permette di scrivere i libri che gli piace scrivere. L’ideale, per un appassionato di musica che voglia coltivare e condividere la propria passione senza sentirsi (troppo) vincolato dalle logiche commerciali e del marketing. Il precedente lavoro di Becker, “C’era una volta la RCA”, era un’opera meravigliosa, di caro prezzo ma di valore ampiamente superiore al prezzo; questo, dal titolo che allude a un romanzo semi-autobiografico scritto appunto da Sergio Endrigo (“Quanto mi dai se mi sparo?”), costa meno ma non è da meno del predecessore. Con il pretesto di intervistare Mario Minasi, storico “impresario” di cantanti italiani (adesso questa figura non esiste più, e non esiste più nemmeno quel mestiere lì fatto in quel modo lì), Becker illustra uno spaccato di storia d’Italia, dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, attraverso il racconto del lavoro dei musicisti nelle orchestre, nei night-club, nelle feste di piazza, nei festival. A tenere il filo è l’intervista a Minasi - un’intervista attenta, scrupolosa, metodica, informata, curiosa, spiritosa - alla quale Becker interpola interviste a personaggio che con Minasi hanno avuto a che fare. E che personaggi: Riccardo Del Turco, Miranda Martino, Jula De Palma, Giampiero Boneschi, Bruno Canfora, Iva Zanicchi... e Marisa Sannia, recentemente e prematuramente scomparsa, Ognuno di loro racconta la propria storia e arricchisce di dettagli, di particolari, di ricordi e di precisazioni la storia tessuta da Minasi.
Ora, a parte il fatto che Becker è un segugio provetto, perché riesce a rintracciare e interrogare personaggi come alcuni di quelli citati (Riccardo Del Turco, noto per la sua ritrosìa; Jula De Palma, che da oltre trent’anni vive in Canada; Bruno Canfora, un altro che da sempre predilige la discrezione) e a farli parlare con rilassata sincerità, le sue interviste sono da manuale: evidentemente preparate nei dettagli, con una competenza e con un’accuratezza che fanno vergognare il 99.99% dei suoi colleghi. Me compreso, che gli invidio - oltre a quanto già detto - la possibilità, che sicuramente gli costa fatica e studio, di dedicare il giusto tempo alla preparazione della scrittura. Un privilegio che a noi, forzati dell’attualità, è negato.
Leggetelo, questo libro, se siete minimamente curiosi di sapere qualcosa di vero e di interessante sull’industria musicale italiana di cinquant’anni fa. Un solo, piccolo neo mi ha leggermente infastidito: ma non ve lo dirò. O, meglio, lo dico solo a quelli che compreranno il libro, oltre che a Becker. E’ a pagina 201. A Becker, se mi chiamerà, spiegherò la ragione del mio fastidio. Ma lo perdono volentieri, per il piacere che mi ha regalato la lettura del suo libro. (fz)
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