Marcus, Greil - BOB DYLAN LA REPUBBLICA INVISIBILE - la recensione
Recensione del 01 gen 1998
Pochi performer si sono fatti strada sul
palco del ventesimo secolo con una collezione di maschere
superiore a quella di Bob Dylan. A partire dal cantore di ballate
che inizialmente si presentò non come figlio di una rispettabile
famiglia ebrea della classe media del Minnesota del nord, ma come
un vagabondo girovago che non aveva idea se i propri genitori
fossero vivi o morti, fino al dandy che, quando esplose la
controversia sulla sua svolta verso larena pop, dichiarò
che il suo coinvolgimento nella musica folk era stato un
imbroglio fin dal principio; come a volte fu detto; Dylan era una
persona diversa ogni volta che lo vedevi. Come artista era
divertente, oltraggioso, profetico, scomodo, temuto,
imprevedibile; dentro a ognuna di queste qualità si possono
sentire cautela, astuzia, ragionevolezza, volontà di stare un
passo avanti, di avere il controllo. Ma quando si presentò
nellautunno 1965 con gli Hawks e, soprattutto, quando la
troupe arrivò nel Regno Unito nella primavera 1966 e i loro
spettacoli divennero combattuti e insolenti,Bob Dylan si ritrovò
smascherato di fronte alla folla. (...) Iniziati circa un anno
dopo, i "Basement Tapes" sono una suonata buttata lì
per caso tanto per farsi ancora una volta i fatti altrui in
materia di familiarità e di fede, ma adeguatamente vestiti e con
una confortevole maschera. (...) Grandissima parte dei
"Basement Tapes" sono il più puro del parlar libero:
semplice, normale, bislacco e non eroico parlare libero. E
un parlare libero criptico, e cioè quello che Raymond Chandler
descrisse come la voce americana: "piatto, senza
intonazione e noioso", il tono della voce di
"Clothesline Saga" e "Lo And Behold!" può
dire quasi di tutto mentre sembra che non dica quasi nulla. Può
parlare in segreto, con una musica che è stata fatta presumendo
che nessuno lavrebbe ascoltata eccetto i suoi musicisti, e
forse i suoi antenati; un segreto pubblico". Greil Marcus
conosce Dylan dannatamente bene, come si desume da queste righe,
o forse crede solamente di conoscerlo bene. Fatto sta che scrive
con una confidenza che ha pochi eguali. Marcus individua nel
periodo dei "Basement Tapes" di Dylan - leggendarie
incisioni effettuate con The Band nel periodo di convalescenza
successivo ad un suo serissimo incidente motociclistico un
momento chiave non solo nella storia della poetica dylaniana, ma
anche dellintera storia musicale e letteraria americana.
Mentre il mondo fuori dallo studio di registrazione - la
leggendaria cantina della pink house nei pressi di
Woodstock - cambiava, Dylan rileggeva a suo modo la tradizione
musicale del suo paese, creando una musica ineffabile,
indefinibile e al tempo stesso fondamentale per quanti sarebbero
venuti dopo. Marcus ricostruisce quei momenti con accuratezza e
maestria, condendoli di riflessioni come quelle riportate poco
sopra, asciutte e dettagliate. Tanto che lo stesso Dylan, a
proposito di questo libro, non ha potuto far altro che
dichiarare: "Questo è un libro definitivo, penetra
profondamente nel subconscio e passa al setaccio quel periodo
storico con grande efficacia. Greil Marcus ce lha fatta di
nuovo".