Fabrizio De Andrè - ACCORDI ERETICI - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

Non è facile scrivere di musica, non è facile scrivere di musicisti e, tra i musicisti, forse una delle cose più complesse potrebbe essere quella tentata da questo libro, vale a dire scrivere su Fabrizio De André. Questo per una serie di motivi: anzitutto per l'aura di mito che circonda il personaggio, da sempre tenuto il palmo di mano da quella critica 'illuminata', ma spesso anche 'omologata' che viene da pensare sia spesso bersaglio indiretto delle sue canzoni. Secondo poi per l'eccessivo scrupolo con il quale il cantautore genovese cerca comunque di non lasciare tracce del suo passaggio dietro di sé, e, le rare volte che le lascia, non è rado che cerchi di cancellarle (provate a trovare una sua nota biografica, e vedrete che non è la cosa più facile di questo mondo). Ma scrivere su De André non è facile per lo stesso motivo per cui spiegare a volte la musica può essere controproducente: i testi di De André hanno sempre girato in senso contrario a quelli, ad esempio,di un De Gregori(nonostante le loro svariate collaborazioni passate): attenti quelli di quest'ultimo a non farsi scovare, intrisi com'erano delle mille e una sfumatura ereditate da papà Dylan, fatti di immagini incollate insieme come pezzi di vetro. Fabrizio De André viene invece da un'altra scuola, quella dei Brassens, scuola di canzoni più fatte di metafore a tema, capace di utilizzare immagini concrete per evocarne e spiegarne altre, altrettanto concrete. Una canzone più schierata sin dalle apparenze, che dice, sempre e comunque, invece di nascondersi in se stessa. Per cui andare a leggere i meccanismi di formazione dei vari brani può far correre il rischio di distruggere invece che di costruire. Per fortuna i vari autori coinvolti in questo libro hanno dalla loro la passione, o quantomeno un grande rispetto, nei confronti dell'uomo De André così come dell'artista. E allora tutto procede liscio, quasi per incanto, nell'andare avanti con la lettura di questo libro, nel quale si danno la mano passandosi il testimone tutti i principali temi trattati da De André, e spesso anzi ci si sofferma ad anallizzare il rapporto che ha l'autore con la propria materia e con la realtà: la figura di "intellettuale in crisi" rimanda alle figurazioni Pasoliniane di "Uccellacci e uccellini", e molto affascinanti risultato essere quelle parti dedicate all'anarco-cristianesimo e ai vari 'compagni di strada'. Bella anche la parte dei libro dedicata al canzoniere di De André, curata da Ezio Alberione così come quella dedicata più specificamente al musicista, realizzata con grande competenza da Franco Fabbri (componente degli Stormy Six e apprezzato musicologo). Chiudono il volume le riproduzioni di alcuni manoscritti di De André, che danno al libro, altrimenti colto e maneggevole, un'aria da "Codice Atlantico" leonardiano. De André, dopotutto, è ancora qui tra noi, e speriamo di poterci emozionare ancora a lungo direttamente dalla sua voce in un teatro piuttosto che dover sbirciare nella sua confusione 'fotocopiata'. Comunque, a parte questo piccolo momento "fetish", il libro è caldamente raccomandato a tutti gli appassionati del cantautore, e anche a chi voglia farsi veramente un'idea su cosa possa aver rappresentato un certo tipo di canzone d'autore negli ultimi vent'anni, adesso che tutti giocano a demonizzarla.

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