Patrick Humphries - NICK DRAKE - la recensione

Recensione del 13 mar 2007

La morte lo portò via ad appena ventisei anni, dopo un lungo periodo di depressione culminato con l’overdose da Tryptizol. Così se ne andò nel 1974 Nick Drake, uno dei più grandi e “tormentati” cantautori britannici, un talento fulminante, malinconico e mite.

Patrick Humphries, autore di questo volume, traccia un ritratto dell’artista ricostruendone la vita e la presenza nell’atmosfera esistenziale e controculturale degli anni Sessanta e Settanta. Il libro è diviso in tre sezioni fondamentali: prima, durante e dopo. Si comincia con il “prima”: l’infanzia di Nick (che nasce in Birmania dove il padre si trasferì per lavoro), la sua passione per la musica trasmessagli dalla madre, la chitarra, il suo carattere schivo e riservato, le prime suonate con i compagni di college, i primi pezzi folk-rock ispirati a Bob Dylan, al blues, alla poesia simbolista francese e al romanticismo inglese. Il “durante” racconta la nascita di “Five leaves left” (1969), il primo album accolto tiepidamente dalla critica e dal pubblico, il secondo capitolo “Bryter layter” nel quale il produttore Joe Boyd rinforza l’impianto sonoro, grazie ad un cast composto dal chitarrista Richard Thompson, John Cale dei Velvet Underground (viola, celesta e spinetta), il sax di Ray Warleigh e la sezione ritmica dei Fairport Convention; l’ennesima delusione e l’inizio della caduta, interrotta dal terzo (e più famoso) album “Pink moon”, registrato in presa diretta nel corso di due session notturne, solamente con la sua voce e la sua chitarra.

Humphries analizza anche nel particolare l’opera di Drake, soprattutto i suoi testi sull’incanto e la malinconia dell’adolescenza, l’incapacità di amare, il rifugio nella solitudine offerta dalla natura e la speranza di cambiamento.
Infine la sezione “dopo” punta l’obbiettivo su tutto ciò che è avvenuto conseguentemente alla tragica scomparsa di Nick nel 1974, sul lavoro postumo pubblicato nel 1987 con sette brani inediti (“Time of no reply”) e soprattutto sul fenomeno di riscoperta della sua opera che ha continuato ad ispirare alcuni fra i massimi artisti del rock contemporaneo, da Kurt Cobain a Paul Weller, dai R.E.M. ai Cure, da Belle & Sebastian ai Mogwai.
“Nick Drake”, pubblicato in Inghilterra dieci anni fa, è un’ottima biografia di un cantautore di incredibile spessore che, come spesso capita, ha avuto il meritato riconoscimento solo post mortem.

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