Kraftwerk - EXPO 2000 - la recensione
Recensione del 09 mag 2000
Aspettavamo da tempo nuovi segnali dal pianeta Kratftwerk. Rockol aveva riferito qualche mese fa delle polemiche suscitate dall’affidamento al quartetto tedesco della realizzazione del jingle di identificazione dell’Expo 2000 di Hannover (vedi News). Quel jingle è diventato un intero brano musicale, ora disponibile su un enhanced-CD singolo che ne contiene quattro diverse versioni - (radio mix, Kling Klang Mix 2000, Kling Klang Mix 2002, Kling Klang Mix 2000) - e il video. Uscito all’inizio dell’anno nel resto d’Europa, e qualche settimana fa in Italia (ma la casa discografica non ha ritenuto opportuno promuoverlo, e per recensirlo l’abbiamo acquistato), il singolo presenta una “nuova” formazione, nella quale a Ralf Hutter e Florian Schneider si uniscono Fritz Hilpert e Henning Schmitz (che già avevano cominciato ad affiancare i due fondatori nel lontano 1991 in occasione di un tour britannico coincidente con l’uscita dell’album “The Mix”).
Non ci sono rivoluzioni o sorprese, nello stile Kraftwerk: la “canzone”, se così la si può definire, potrebbe benissimo essere datata 1980, 1990 oppure 2010. Suoni elettronici, voci sintetiche, testo minimale (“Expo 2000, men, nature, technology, planet of visions, the XXI century”, ripetuto in inglese e tedesco). E’ indiscutibile il fascino arcano di questi affreschi cibernetici, di questi ritornelli robotici, di queste colonne sonore per accoppiamenti di androidi; e non ci sono grandi differenze fra le quattro versioni (solo il Mix 2000 è appena più ritmico), che complessivamente forniscono una durata di 22 minuti.
Consideriamolo un appetizer, un antipasto - o, come direbbe Hannibal Lecter, un “petit amuse-gueule” - di quell’album che attendiamo ormai da (troppi) anni.