Antologia di canzoni contro la guerra

Dall’Italia, dall’estero e dai Pink Floyd

Recensione del 29 lug 2026 a cura di Nino Gatti

Voto 7/10

In un mondo ideale, un libro come questo volume firmato da Marco Masoni, "Per non ammazzare un uomo – Antologia di canzoni contro la guerra", non dovrebbe esistere. In un mondo ideale, le canzoni sulla guerra – e le guerre stesse – non dovrebbero esistere. Uno Stato come il nostro che, come ricorda Moni Ovadia nella sua prefazione, si è dotato dell'articolo 11 della Costituzione per cui "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", questo libro lo dovrebbe regalare a ogni cittadino.

Invece la realtà intorno a noi, quotidianamente, è ben diversa. E proprio nei giorni in cui mi ritrovo tra le mani questo corposissimo volume, Roger Waters ha diffuso una versione bellissima ed emotivamente devastante di uno dei classici più famosi dei Pink Floyd: "Comfortably Numb", "re-immaginata" dall'ex leader della band in duetto con la cantante e attivista palestinese Mona Miari. Un manifesto contro l'essere "piacevolmente intorpiditi" nei confronti della tragedia umanitaria vissuta dal popolo palestinese. 

Scrittori, poeti, artisti e musicisti hanno da sempre raccontato quanto terribilmente e dolorosamente inutile sia la guerra. Ma le canzoni, più di ogni altra forma d'arte, riescono ad arrivare vicine al cuore di tutti noi. La canzone, legando parole e musica, si cuce all'anima per sempre e puoi gridarla a squarciagola durante una marcia di protesta.

"Per non ammazzare un uomo" è un'antologia che seleziona i brani più significativi tra le migliaia scritti sul tema. Masoni è uno che di musica "ne capisce" davvero e la racconta in mille e multiformi modi: l'ha studiata, la suona e se ne circonda.

Il libro si sviluppa attraverso trecentottanta pagine ed è diviso in quattro sezioni:

La prima si intitola "Canzoni italiane" e la seconda raccoglie "I brani di Franco Battiato, Fabrizio De André, Enrico Ruggeri". La terza è occupata dalle "Canzoni estere", mentre la quarta (e ultima) è interamente dedicata alle "Canzoni dei Pink Floyd".

In ognuna delle sezioni le canzoni sono offerte in rigoroso ordine cronologico, una scelta necessaria per vivere i cambiamenti espressivi e i diversi periodi storici di riferimento.

Dopo la bella prefazione di Ovadia, l'introduzione riservata ai motivi che hanno spinto l'autore a realizzare l'opera e un breve approfondimento sul tema della guerra, si parte con la prima sezione dedicata alle canzoni italiane, che vanno dal 1800 fino alla fine del 2025. Lo stile è quello delle schede, ognuna delle quali è densa di informazioni, in un affascinante viaggio pieno di curiosità e rivelazioni. Si parte dal canto popolare "Partire partirò" del 1808, passando per i brani di Renato Rascel, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Gianni Morandi, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, transitando poi dagli anni Sessanta ai Settanta (tra cui Banco del Mutuo Soccorso, Renato Zero, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Vasco Rossi), fino agli anni Ottanta e Novanta (Litfiba, Lucio Dalla e molti altri), per chiudere con una lunga carrellata dai primi anni Duemila fino a oggi: Caparezza, Daniele Silvestri, Pierangelo Bertoli, Alberto Radius e Ghali, solo per citarne alcuni.

Tantissimi i particolari rivelati da Masoni, preziose le citazioni riportate per ogni artista e utilissimo, in chiusura di ogni scheda, l'esauriente elenco delle reinterpretazioni dei brani raccontati, che favorisce una successiva ricerca per ascolti paralleli.

Mi ha personalmente incuriosito il secondo capitolo, interamente dedicato alle canzoni di Battiato, De André e Ruggeri. Mi sono chiesto cosa avrebbe potuto legarli in una sezione a parte, avendo poca conoscenza – è un mio limite – della produzione di Ruggeri. Sfogliando e leggendo quelle pagine, ho compreso quanto tutti e tre abbiano dedicato spesso la loro attenzione alla guerra, firmando numerosi brani sul tema; è stata dunque una scelta naturale, se non obbligatoria, metterli insieme. Anche in questa sezione la lettura scorre gradevolmente e senza intoppi: ho scoperto tantissimo e la parte dedicata a Ruggeri, per me, è stata una vera e propria sorpresa. Questo libro offre infatti l'occasione di scrutare nella produzione di artisti molto diversi tra loro, alcuni dei quali lontani dai miei gusti personali, ma comunque accomunati dal linguaggio musicale e poetico con cui affrontano il dramma dei conflitti.

La terza parte è dedicata alle canzoni straniere. Come nella prima sezione, anche qui si parte dal passato, in un percorso che si muove da un brano del 1915 ("I Didn't Raise My Boy to Be a Soldier") fino ai giorni nostri. È proprio la parte relativa alle canzoni più "anziane" ad avermi intrigato di più. Nella sezione che parte dagli anni Sessanta ho ritrovato Pete Seeger e i Byrds, Bob Dylan, The Doors, Joni Mitchell, John Lennon, Rolling Stones e molti altri, passando per gli anni Settanta (tra cui King Crimson, Cat Stevens, Yes, Marvin Gaye) e poi gli Ottanta (ci sono, tra gli altri, Clash, Police, Kate Bush, Peter Gabriel, Robert Wyatt, David Bowie, U2 e tantissimi altri). Per il periodo che va dal 1990 fino a oggi, i brani e gli stili sono quanto di più diverso si possa immaginare: troverete, fianco a fianco, Cranberries e Rage Against The Machine, Marillion e Bruce Springsteen, Kula Shaker e Metallica.

Se qualcuno sarà sorpreso dall'ampio spazio riservato ai Pink Floyd, che occupano la terza parte e le ultime sessanta pagine del libro, si dovrà ricredere. Roger Waters, sia nella celebre band sia nel periodo solista, ha toccato spessissimo questo tema, e non poteva essere altrimenti: suo padre, Eric Fletcher Waters, fu ucciso in guerra alla periferia di Aprilia quando Roger non aveva ancora compiuto il sesto mese di vita.

Nel libro ci sono tutte le canzoni del gruppo, ovviamente con una grande attenzione all'album "The Final Cut" del 1983, ma si attraversano anche le carriere soliste. Quella di David Gilmour, che ha dedicato al tema (solo) due canzoni (scoprite quali leggendo il volume), e le tante firmate da Roger Waters, a partire dalla bellissima colonna sonora del film d'animazione "When the Wind Blows" (1986), passando per "Radio K.A.O.S." (1987) e "Amused to Death" (1992), fino a "Under the Rubble" del 2023, ancora inedita su formato fisico. Il libro è andato in stampa poco prima che venisse pubblicata "Comfortably Numb Re-Imagined" (giugno 2026): idealmente, questa rivisitazione poetica e straziante di Waters e Miari rientra di diritto tra le pagine di questo prezioso volume.

Se devo trovare un piccolo difetto a queste pagine, è solo l'assenza di un QR Code con un rimando diretto all'ascolto dei brani su Spotify o YouTube. È una cosa che ho fatto autonomamente man mano che incontravo le canzoni a me meno note, ma è stato un utile esercizio anche per riascoltare pezzi che fanno ormai parte del mio DNA.

Chiude il volume una postfazione firmata da Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale delle A.C.L.I.

 

Vai alle recensioni di Rockol

rockol.it

Rockol.com s.r.l. - P.IVA: 12954150152
© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Privacy policy

Rock Online Italia è una testata registrata presso il Tribunale di Milano: Aut. n° 33 del 22 gennaio 1996