SPIRITO E MATERIA - L'ARTE VISIONARIA DEI PINK FLOYD

Storm Thorgerson

Il 'tuffatore' di "Wish you were here" che deve rimanere in apnea e immobile in verticale per tre minuti per far sparire le onde e permettere al fotografo di scattare; il maiale di "Animals" che il primo giorno di prove si libera dai tiranti e svolazza indisturbato su Battersea Station, nello spazio aereo usato per atterrare a Heathrow; la marea che si alza e quasi si porta via i 700 letti schierati in ordine per lo scatto di copertina di "A momentary lapse of reason"; la diapositiva casualmente fuori fuoco che diventa la copertina di "Obscured by clouds"… Storm Thorgenson è tutto questo e altro ancora. E' stato ed è tuttora, l'immagine dei Pink Floyd, o meglio il concept applicato all'immagine; l'idea pura di ciò che andava mostrato, e di come le copertine andavano realizzate. E le copertine dei Pink Floyd sono ancora oggi famose quanto i dischi che racchiudono, e a volte di più (chi non conosce la mucca di "Atom heart mother", o l'uomo fiammeggiante di "Wish you were here"?). Leggere questo libro significa fare un salto indietro nel tempo, tornare con la memoria ad anni in cui il rapporto discografia/creatività era ancora aperto a contrattazioni dall'esito incerto, a seconda della forza dei contendenti. Ci si poteva permettere - insistendo, naturalmente - di far prevalere le ragioni dell'arte su quelle del business, con il risultato, spesso, di rinforzare indirettamente quest'ultimo. Thorgerson, in tutto questo, ha sempre lavorato da artista, come un artista spesso rubacchiando e rielaborando alla luce del proprio talento spunti o idee che arrivavano da brainstorming di gruppo. Ma ciò che più conta ha sempre lavorato al servizio di un'idea, e stupirà leggere le sue spiegazioni e trovarle straordinariamente calzanti al contenuto di un disco: è come se qualcuno vi spiegasse perché quella copertina - che a voi peraltro era sempre sembrata in qualche modo in sintonia con il disco - sia veramente in sintonia. Perché le ha fatte lui. E continua a farne, unico e inimitabile. Chi ha visto la cover del nuovo disco dei Cranberries sa cosa vogliamo dire. Luce naturale, spazi immensi e poi l'idea, il concetto. O come spiega lui stesso: "Mi pare che il fatto di mettere in vista le cose senza troppi abbellimenti e senza discorsi superflui sia una caratteristica ricorrente del mio lavoro. (…) Vedo che mi piacciono i paesaggi, i prati e gli orizzonti - forse è il risultato di essere cresciuto in East Anglia, con i suoi spazi pianeggianti e aperti. Un paese con un cielo immenso, non come quello del Montana, ma come lo si può avere da noi. Mi piacciono i cieli azzurri e non tanto per l'azzurro, ma per la luce che illuminerà le persone e gli oggetti del paesaggio. Mi piacciono i giochi in 3D, le illusioni ottiche, i cambiamenti di percezione, le aggiunte strane o surreali e i giochi visivi, e tutti questi sono aspetti del mio tentativo di spiazzare le aspettative, anche le mie, o di suggerire maggiore profondità e altri livelli, come nella musica dei Pink Floyd. (…) Ma più di tutto noto una qualità nascosta. Farsi notare senza trovate stravaganti. Ciò rende i lavori come piatti. (…) Altri fotografi definirebbero comunque il lavoro come piuttosto statico. E penso che sia perché sono più interessato all'idea. Voglio che l'idea rappresenti la musica dei Pink Floyd. Una foto, un'illustrazione, una pellicola, un ologramma non sono abbastanza. Due dimensioni, la pagina piatta, non sono certamente abbastanza. Voglio che l'idea sia apertamente in vista. E' per questo che non sono proprio un fotografo. Non un semplice designer grafico, ma un fornitore di idee - un creatore di immagini. Un egocentrico senza pudore, per dirla tutta". Altro che fotine di sedicenti star occhieggianti da schiaffare sulle copertine di cd e giornali: qui c'è dell'altro, qui si parla di arte. E così, se riusciste a procacciarvi questo libro, e qualche album dei Pink Floyd da ascoltare, potreste passare un pomeriggio davvero memorabile.