Gli inglesi direbbero ‘weird’. Bizzarro. Questo, in una parola, il mondo videomusicale di Bjok, questa evidentemente l’immagine che di lei rimandano i registi che di volta in volta si sono presi la briga di illustrare canzoni ora tenui o forti, ora magiche o arcane, edulcorandone spesso l’espressività sorretti dalla forte immagine dell’artista islandese. Fatto sta che Bjork nei suoi clip ne fa di tutti i colori: finisce sotto automobili in corsa ("Human behaviour"), accarezza piccoli iguana mentre cucina le uova ("Venus as a boy"), si gioca la carta dell’interprete da colonna sonora cantando in un’enorme sala vuota con effetti di luce ad hoc ("Play dead"), flirta contemporaneamente con il primo piano, il bianco e nero e la telecamera fissa ("Big time sensuality"), con i muri imbottiti di una casa di cura ("Violently happy". E ancora eccola attentare per la libertà in "Army of me", interpretare "Isobel" in un video in bianco e nero che sta tra Fritz Lang e Ingmar Bergman, giocarsi la carta del musical d’immaginazione in "It’s oh so quiet", citare Laurie Anderson in "Hyperballad", rievocare un amore lontano cantando "Possibly maybe" da dentro una vasca da bagno, debuttare nel mondo dei cartoons con "I miss you" - veramente spassoso -, Lasciar correre sullo schermo paesaggi sterminati e continenti alla deriva per "Joga", seguire le istruzioni di un libro incantato in "Bachelorette", diventare un orso bianco virtuale in "Hunter", dove la vediamo anche completamente calva. Chi altri può vantarsi di aver fatto altrettanto in quattordici video? Nessuno, forse. Ragione di più per procurarsi questo homevideo, a patto naturalmente di essere dei fans dell’artista islandese. La sua musica, infatti, è ancora più ‘weird’ dei suoi clip e la si conosce davvero solo senza gli abbellimenti o gli imbruttimenti di clip promozionali. Se invece siete pazzi per Bjork, beh, che aspettate?