Sono un convinto sostenitore del diritto ad esistere, e ad essere apprezzate quanto meritano, delle cover band e delle tribute band. Anche per questa ragione ho letto volentieri e con piacere questa storia di cui è protagonista il cantante di una tribute band degli U2. Scrivo "storia" perché "Vince chi muore" è troppo lungo per essere un racconto, e troppo breve per essere un romanzo. Ed è un peccato; perché sfrondato di qualche didascalismo e di qualche lungaggine esplicativa sarebbe potuto essere un gran bel racconto breve; e d'altra parte approfondendo il profilo psicologico di alcuni personaggi e arricchendo la vicenda sarebbe diventato (e potrebbe ancora diventare) un buon romanzo. Perché l'idea di partenza è buona, la trama è bene architettata, e il colpo di scena del finale riesce a sorprendere.
Pierangelo Frugnoli, musicista, attore e regista che si cela dietro lo pseudonimo sciocchino di John Talvolta, dovrebbe metterci mano: o per farlo evolvere in un romanzo (ne ha la potenzialità) o per scorciarlo, farlo tradurre in inglese e mandarlo al manager degli U2, che secondo me lo apprezzerebbe (o a un mensile tipo "Mojo", che potrebbe anche pubblicarglielo).