Pasquale Panella - OGGETTO D’AMORE - la recensione
Recensione del 26 gen 1999
Autore di canzoni, poeta d’avanguardia - forse solo di quella che riguarda se stesso - personaggio unico nel panorama della nostra canzone leggera, capace di riempire il fumetto di voci come Battisti e Minghi, Carella e Morandi, Zucchero e Marco Armani, Pasquale Panella dà vita alle parole nel suo laboratorio segreto, le distilla, le mescola, crea incroci e intarsi rutilanti, roba da malditesta, per canzoni o - ed è questo il caso - brevi racconti. Sorretti in alcuni casi da brillanti condensati di vita e da altrettanto brillanti - e talvolta sin troppo dolciastre - divagazioni di stile, fedeli alla poetica dell’oggetto d’amore. È il tema principe della scrittura di Panella, l’amore, o meglio l’oggetto d’amore, il dire ‘ti amo’ non per il senso, ma per il bisogno di dirlo, il bisogno di sentirlo pronunciato. Da sempre è così nelle sue canzoni, da sempre nelle sue parole. L’oggetto d’amore torna anche qui e a volte stanca, anche perché quello è un empireo che nella sua interezza solo l’autore vive e possiede per intero; lo scritto serve a illustrare un mondo perfetto nella testa del suo creatore, ma distante comunque da chi legge. La curiosità di chi lo conosce, ne è affascinato e gli si avvicina può in parte colmare il vuoto del salto, ma pur sempre di salto si tratta, quello che trasporta nelle mille cose vive e nelle facce, espressioni e dichiarazioni estenuate di quell’universo. Più terreni e altrettanto intensi, più condivisibili, altri squarci, come quello che in uno dei 42 brevi ‘momenti’ del libro sancisce: «Quello che facciamo di buono lo facciamo sempre, anche ora, con una faccia, un cervello, un’improvvisazione da minorenni». Da leggere anche solo per questo.